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Un mare di bambini in fuga da guerre e povertà

· Critiche all’Europa e alla Turchia da parte di organizzazioni umanitarie ·

Dall’inizio dell’anno sono quasi 60.000 i minori migranti che hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l’Europa, in fuga da guerre, violenza e povertà estrema. È Save the Children a lanciare l’allarme. Lo fa sui social media con una foto che mostra una bambina in mare, con un giubbotto salvagente, che cerca disperatamente di non annegare, e un adulto, probabilmente un familiare, a sua volta semisommerso dall’acqua, che tenta di portarla in salvo. 

Piccoli profughi siriani sbarcano a Lesbo (Ap)

Nel post che accompagna la fotografia si legge: «Con la vita dei bambini non si scherza. L’Europa deve proteggere loro, non le frontiere».
Ma non è questo l’unico allarme giunto nelle ultime ore sul fronte dell’emergenza immigrati. Prima che l’accordo Ue-Turchia diventi operativo devono essere garantite tutte le tutele necessarie agli immigrati. Lo sostiene l’Unhcr, che parla di «troppe gravi lacune» ancora presenti sia in Turchia sia in Grecia quando mancano appena tre giorni dall’entrata in vigore del piano. Secondo l’Alto commissariato Onu per i rifugiati, in Grecia — dove sono presenti 5000 migranti sulle isole e 46.000 sulla terraferma — numerosi aspetti del sistema per ricevere e gestire le persone che potrebbero necessitare di protezione internazionale ancora non funzionano o sono assenti, mentre in Turchia l’Unhcr ha richiesto di poter incontrare le persone ricondotte dalla Grecia per garantire che possano beneficiare di una protezione internazionale e per prevenire il rischio di respingimento.

A rincarare la dose è Amnesty International, secondo cui negli ultimi mesi la Turchia ha illegalmente rimandato migliaia di cittadini siriani nel loro Paese, dove dal marzo 2011 è in corso una guerra costata la vita a oltre 250.000 persone. «Nel loro disperato tentativo di chiudere i confini, i leader della Ue hanno ampiamente ignorato questo semplice fatto: la Turchia non è un Paese sicuro per i rifugiati siriani e lo sarà sempre meno» ha detto John Dalhuisen, direttore di Amnesty International per l’Europa e l’Asia centrale. Il ministero degli Esteri di Ankara ha smentito rimpatri di siriani contro il loro volere, affermando di mantenere la politica della «porta aperta» ai migranti siriani come fa da cinque anni. E anche la portavoce della Commissione Ue ha risposto alle critiche di Unhcr e Amnesty International. «Il principio di non respingimento è scritto nero su bianco nell’accordo ed è una linea rossa che vogliamo vedere rispettata».

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