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Un malinteso lungo un secolo

· A cento anni dalla morte di Charles Péguy ·

Per Ungaretti il suo stile assomiglia a un sotterraneo moltiplicarsi di radici; per il contemporaneo e acerrimo nemico Fernand Laudet era invece un martellare insistente e fastidioso basato su un’imbarazzante eterogeneità di fonti; per un fine lettore come Maurice Blanchot, allitterazioni e anafore costituiscono invece la segreta ricchezza di un testo traboccante di un’attesa ostinata, animato da un conflitto costante fra tensione poetica, vis polemica, lessico popolare e latinismi raffinati, una lotta continua contro l’indurimento interiore dell’abitudine fissata in frammenti taglienti e incisivi come aforismi. 

Colpisce sempre, negli ammiratori come anche negli appassionati detrattori di Péguy, la diversità di motivazioni, di temperamento, di cultura, di aspettative e chiavi di lettura. Solitamente si apre un libro di Péguy per il suo inconfondibile stile letterario; perché, come ha scritto il cardinale Roger Etchegaray (da sempre estimatore del suo «anticlericalismo di buona lega»), il ritmo cadenzato dei suoi alessandrini dice sempre «cose profonde e semplici, che vi accompagnano per sempre nella vita, al ritmo del passo di un soldato di fanteria infaticabile». Il contenuto del testo, però, è stato spesso frainteso o dimenticato, proprio perché non incasellabile in nessuna categoria.

«Solo il sensibile lo tocca» diceva di lui Jacques Maritain non rendendosi forse conto di nascondere dietro a una critica il più lusinghiero dei complimenti per lo scrittore di Orléans. Parole che suonano come un potente antiveleno per l’uomo postmoderno, che tende a vedere il mondo come pura e semplice disponibilità e a passeggiare nel giardino della storia senza confrontarsi davvero con niente, “turista per caso” dello spazio e del tempo senza altro orizzonte che se stesso, nella liquida, «incurabile viltà del mondo contemporaneo, per cui osiamo dir tutto all’uomo, tranne ciò che gli interessa» (Notre jeunesse, 1910).

A Péguy il Meeting di Rimini dedicherà (dal 24 al 30 agosto) la mostra «Storia di un’anima carnale», mentre il Centro Culturale di Milano gli ha reso omaggio con un e-book — Non ti ho ancora detto tutto, a cura di Giampaolo Pignatari (Firenze, Sef, 2014) — che raccoglie testi tradotti e inediti e foto d’epoca, tra cui un saggio di Hans Urs von Balthasar, secondo cui "non si è mai parlato così cristiano" come nelle opere dello scrittore di Orléans.

di Silvia Guidi

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19 maggio 2019

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