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Un luogo per ricominciare

· Il cardinale vicario ha aperto la porta santa al Divino Amore ·

Che senso ha celebrare Cristo che viene, se poi la mia vita resta uguale a quella di prima? Ecco perché l’apertura della porta santa al santuario romano della Madonna del Divino Amore nei giorni in cui si celebra il mistero dell’incarnazione, significa anche individuare «un luogo per ricominciare», un «luogo particolare di misericordia e di perdono» in cui riscoprire una fede da vivere «nel concreto delle relazioni familiari, sociali e professionali».

Lo ha sottolineato mercoledì 6 gennaio il cardinale vicario Agostino Vallini, che ha aperto la sesta porta santa della misericordia della diocesi, dopo quella delle quattro basiliche papali e quella dell’ostello della Caritas in via Marsala.

Il simbolico luogo di passaggio giubilare è stato posto sotto l’arco della torre del primo miracolo, lì dove campeggia l’antica immagine, tanto cara ai romani, della Vergine in trono con in braccio Gesù Bambino sovrastati dalla colomba dello Spirito Santo. E la coincidenza del rito con la solennità dell’Epifania ha offerto al porporato lo spunto per un immediato collegamento: «Mi piace oggi — ha detto nell’omelia della messa celebrata subito dopo nel nuovo santuario insieme al rettore don Luciano Chagas — vedere nella stella la Madonna del Divino Amore. È lei la stella che ci guida a Gesù», e ha invitato tutti a lasciarsi accompagnare dalla madre di Dio nell’accogliere il messaggio giubilare della misericordia «che vuol dire tenerezza, comprensione, capacità di accoglienza, di condivisione, di perdono».

Anche noi come i magi, ha detto il cardinale vicario, siamo dei «cercatori» in un mondo che, pur «ricco di potenzialità», a volte «ci sfianca e ci scoraggia». Ma cercatori di cosa? Da questa domanda è partita una serie di interrogativi posti alle coscienze di ognuno.

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