Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Un luogo dove i popoli  possano sentirsi a casa

· La Santa Sede e la diplomazia internazionale ·

Il 6 maggio viene presentato a Madrid a cura del Centro Académico Romano Fundación il libro La diplomacia vaticana como servicio petrino y su participación en la organización de las Naciones Unidas (Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 2010, pagine 366, euro 23). L'autore ha sintetizzato in un articolo i temi della sua ricerca.

Per la sua organizzazione trasnazionale, e per il fatto di avere un capo la cui elezione avviene in un conclave universale, la Chiesa cattolica è l'unica istituzione confessionale del mondo a poter stabilire relazioni diplomatiche e a interessarsi al Diritto internazionale.

Attualmente la figura del nunzio presenta due aspetti; come rappresentante della Santa Sede svolge una missione diplomatica con il governo, poiché è di fatto un diplomatico e come tale è inviato dal Papa e ricevuto dal governo del Paese al quale è stato destinato, ma si può anche dire che l'oggetto dell'attività diplomatica con il governo è la Chiesa locale, realtà che si trova all'interno del Paese con la sua vita e la sua missione.

È importante prestare attenzione alla crescita delle rappresentanze pontificie nell'ultimo secolo. All'inizio del XX secolo, nel 1902, i Paesi che intrattenevano relazioni diplomatiche con la Santa Sede erano quindici. In seguito sono passati a 107 e oggi sono 177. A questi bisogna aggiungere l'Ordine di Malta e la Missione speciale presso la Federazione russa e presso l'Organizzazione per la liberazione della Palestina.

La Santa Sede è stata pioniera nel mettere in moto una diplomazia che ha cercato la rappresentanza e il dialogo con i poteri politici fin dal basso impero romano e che fin dal Rinascimento è servita da modello per l'instaurazione del sistema diplomatico interstatale.

Questo tipo di relazioni ha rivestito particolare interesse nell'era contemporanea e si è rafforzato negli ultimi tempi, come confermano i numerosi viaggi dei Papi — a partire da Paolo VI — i testi dottrinali che promuovono la pace fra i popoli e gli Stati, e l'azione particolarmente dinamica rispetto ai mezzi di comunicazione, a volte a partire da quelli propri del Vaticano e altre volte grazie alla mediazione della stampa, la radio e la televisione di tutto il mondo.

Non è esagerato dire che, in questo ambito, la diplomazia pubblica e mediatica della Santa Sede risulta paradigmatica.

Proprio perché resta nei limiti della sua missione pastorale e religiosa, la Chiesa può aspirare a essere ascoltata da tutti e influire in modo particolare sulle coscienze, essendo l'annuncio della verità di Cristo e non solo un'istituzione educativa, e servire da esempio dell'autentica dignità della persona e del lavoro, promuovendo la creazione di una cultura che risponda veramente a tutti gli interrogativi dell'uomo.

La natura ecclesiale e pastorale della diplomazia pontificia s'intreccia con la natura ecclesiale e pastorale della dottrina sociale della Chiesa. Come afferma la Centesimus annus al numero 54, «la dottrina sociale ha di per sé il valore di uno strumento di evangelizzazione: in quanto tale, annuncia Dio ed il mistero di salvezza in Cristo ad ogni uomo». La motivazione della Diplomazia pontificia è la stessa.

La Chiesa nel suo lavoro diplomatico sottolinea l'azione solidale che le nazioni devono esercitare. Si utilizza abbastanza nella diplomazia «petrina» l'espressione «famiglia delle nazioni», senza dimenticarsi del «bene internazionale».

Con una lettura adeguata dei discorsi e delle dichiarazioni si può scoprire in essi una riflessione completa e articolata sulle nozioni di nazione, cultura, popolo e Stato, per non parlare della relazione fisiologica che esiste fra le realtà e la vita concreta delle persone e fra queste realtà e lo scenario internazionale.

La diplomazia pontificia ci porta a riflettere sulla nozione di sovranità partendo dalle sue origini morali e culturali, che appartengono ai popoli e alle nazioni e che affondano le proprie radici nella loro identità più profonda, nella storia che hanno vissuto e che ne ha fatto qualcosa di unico e di specifico.

Esistono «diritti delle nazioni» fondati sulla cultura omogenea dei popoli, «diritti della famiglia umana», in quanto l'umanità delle persone non conosce frontiere, e un «diritto degli Stati» alla loro integrità e sovranità. La Chiesa proclama che le relazioni internazionali devono cercare nel dialogo le risposte adeguate alla convivenza di questi tre livelli di diritto.

L'azione della Santa Sede crea un clima di maggiore fiducia fra i soggetti dello scenario internazionale, il che rende possibile affermare una nuova filosofia delle relazioni internazionali in cui si può prospettare una graduale diminuzione dello spazio militare, un disarmo efficiente, il rispetto delle culture e delle tradizioni religiose e una solidarietà con i paesi poveri, aiutandoli a essere artefici del proprio sviluppo.

Non si può considerare la collaborazione con gli Stati e le organizzazioni internazionali in termini di inclusione-esclusione, vale a dire che con alcuni si può collaborare e con altri è assolutamente impossibile. Il principio della Santa Sede è quello del discernimento. L'azione della Chiesa non ha come fine lo scontro con gli interlocutori, bensì quello di favorire la loro autentica crescita, essendo questa la ragione che motiva e il criterio che ispira gli interventi, sia quelli di denuncia sia quelli di biasimo.

Attraverso la sua presenza nei forum internazionali la Santa Sede, con la sua secolare diplomazia, compie grandi sforzi a favore della dignità umana, della pace e del bene comune universale: è questo il significato ultimo del suo statuto internazionale.

Nelle Nazioni Unite la Santa Sede non è un potere temporale con una visione politica, ma un'autorità morale, giuridicamente un «osservatore», consapevole di possedere solamente il diritto di parola, per cui si può dire che la sua funzione è esclusivamente profetica.

Per la diplomazia pontificia, in seno alle Nazioni Unite, tutte le nazioni sono uguali, ovvero non sono né piccole né grandi. Tutte hanno una stessa dignità, con il diritto di salvaguardare e di difendere la propria indipendenza e identità culturale, e di seguire le proprie aspirazioni autonome.

Pertanto, per comprendere le relazioni con la comunità internazionale, in particolare per spiegare la partecipazione della Santa Sede all'Organizzazione delle Nazioni Unite, è fondamentale insistere su un punto sottolineato dal Papa Benedetto XVI nella sua enciclica Deus caritas est : la giustizia costituisce il punto d'incontro fra la fede e la politica.

Ne consegue che la Chiesa ha l'obbligo di offrire una formazione specifica, a partire da una purificazione della ragione e da una formazione etica, affinché una società giusta sia l'opera di una corretta politica e perché nelle relazioni internazionali le Nazioni Unite siano, con le parole di Giovanni Paolo II, «il centro morale, nel quale tutte le nazioni del mondo si possano sentire a casa».

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

07 dicembre 2019

NOTIZIE CORRELATE