Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Un legame strettissimo

È un legame strettissimo quello che che unisce Papa Francesco con la Vergine Maria, venerata nell’immagine della Salus populi Romani, tanto cara alla gente della città di cui lui è vescovo.

La preghiera di Papa Francesco al ritorno dal viaggio in Cile e in Perú (22 gennaio)

Domenica 28 gennaio, all’inizio della mattinata, il Pontefice celebrerà a Santa Maria Maggiore la messa in occasione della festa della traslazione dell’icona mariana. E per la cinquantanovesima volta si recherà nella basilica liberiana a renderle omaggio. Un gesto ripetuto con devozione, ormai da tutti percepito come normale: si sa che Francesco, quasi a segnare i giorni del suo pontificato, attraversa spesso il centro di Roma e dal Vaticano raggiunge l’Esquilino, dove sorge il tempio mariano. Lo ha fatto sin dall’inizio del suo ministero di successore dell’apostolo Pietro, quando, il 14 marzo 2013, giorno successivo alla sua elezione, di prima mattina, andò a pregare la Madonna, a cui portò dei fiori, affinché custodisse tutta Roma. Lo fa sempre in occasione dei viaggi internazionali: prima della partenza, per affidare alla Vergine la riuscita delle sue visite, e poi al ritorno, per ringraziare la Madre di Dio e pregare perché quanto fatto possa portare frutto. Lo fa in altri appuntamenti ricorrenti come quelli della festa dell’Immacolata, quando alla tradizionale preghiera in piazza di Spagna non manca mai di aggiungere una sosta nella vicina basilica di Santa Maria Maggiore, o come quello del Corpus Domini, quando la basilica liberiana diventa la meta della processione eucaristica che parte dalla cattedrale di San Giovanni in Laterano.

Domenica il Papa tornerà a pregare davanti all’icona originale dopo la parentesi di circa cinque mesi dovuta ai lavori di restauro eseguiti dal laboratorio dei Musei Vaticani e resisi necessari per far recuperare alla tavola il fascino dei colori originali. E Francesco troverà anche una nuova luce a Santa Maria Maggiore: venerdì 19, infatti, Juan Carlos di Borbone e la consorte Sofía, già reali di Spagna, hanno inaugurato la nuova illuminazione a led che permetterà un risparmio energetico di circa l’80 per cento. Nell’occasione, Juan Carlos ha sottolineato i personali legami con la città di Roma, dove è nato ottant’anni fa («sono un vero romano di Roma» ha detto) e dove è stato battezzato dal cardinale Eugenio Pacelli. E ha ricordato i vincoli tradizionali tra la basilica liberiana e la corona spagnola, per i quali il sovrano del paese è insignito del titolo di protocanonico onorario. Un rapporto privilegiato che risale al Seicento e che venne confermato, nel 1953, proprio da Pio XII con la bolla Hispaniarum fidelitas.

Il legame della sacra immagine della Salus populi Romani con la città e, in particolare, con i suoi vescovi, affonda le radici nei secoli. A essa sono legati eventi miracolosi e tradizioni depositate nel cuore dei fedeli. Il popolo di Roma e il Papa hanno costantemente fatto riferimento alla Vergine in occasione degli eventi più importanti della vita della Chiesa e di quella civile, e anche per chiedere aiuto di fronte a pestilenze, calamità naturali o guerre. Spesso l’icona veniva portata per le vie della città. Come nel 1835 quando Gregorio XVI pregò la Madonna di preservare Roma dal flagello del colera. Ne dà testimonianza Giuseppe Gioachino Belli in un sonetto in cui descrive una tormentata processione segnata da una pioggia sferzante: «Che priscissione! Oh Dio, stateve quieti / ch’io vorze annacce pe li mi’ peccati! / Vennero tre ddiluvî scatenati / da intontì li padriarchi e li profeti. / Li preti nun pareveno ppiù preti, / li frati nun pareveno ppiù frati, / ma ppanni stesi, purcini abbagnati».

In tempi più recenti, nel 1931, in occasione del quindicesimo centenario del concilio di Efeso, Pio XI indisse a Roma uno speciale congresso mariano proprio per onorare solennemente la Salus populi Romani. Immagine che fu particolarmente cara anche a Pio XII, una devozione dimostrata soprattutto in due significative occasioni: nel 1950, in occasione della proclamazione del dogma dell’Assunzione, e poi nel 1954, quando indisse un anno mariano e, con l’enciclica Ad caeli regina, proclamò la regalità della Madonna. Al termine dell’anno mariano, Papa Pacelli fissò la festa di Maria Regina il 31 maggio (in seguito fu spostata al 22 agosto) e portò la Salus populi Romani a San Pietro per incoronarla solennemente.

L’8 dicembre 1978, giorno in cui per la prima volta Giovanni Paolo II si recò a Santa Maria Maggiore, nell’omelia ricordò come Paolo VI, il 21 novembre 1964, avesse invitato i padri conciliari a recarsi «nel più venerato tempio mariano di Roma per esprimere la gioia e la gratitudine» per la proclamazione della costituzione dogmatica Lumen gentium. E fu proprio il santo Pontefice polacco ad affidare, nel 2000, l’icona ai giovani in occasione della giornata mondiale della gioventù. E a partire da quella di Colonia, celebrata da Benedetto XVI nel 2005, tutti i successivi appuntamenti hanno visto portare in pellegrinaggio per il mondo, insieme alla croce, una copia della popolare immagine mariana.

di Maurizio Fontana

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 agosto 2019

NOTIZIE CORRELATE