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Un labirinto di documenti

· L’uomo che salvo’ i sonetti del Belli ·

Pubblichiamo stralci del libro Vincenzo Tizzani, Effemeridi romane. vol. 1: 1828-1860, a cura di Giuseppe M. Croce (Roma, Gangemi Editore,2015, pagine 864, euro 109, 99) della biblioteca scientifica dell’Istituto per la storia del risorgimento italiano.

Il volume è stato presentato alla Sala della Biblioteca Vallicelliana di Romail 25 febbraio scorso.

Più di 30mila volumi a stampa costituivano la biblioteca di monsignor Vincenzo Tizzani nella sua casa di via Sforza all’Esquilino nel 1877, quindici anni prima della sua morte; sicché è logico pensare che all’atto della dipartita da questo mondo del prelato, nel gennaio del 1892, la ricchissima raccolta di libri fosse ulteriormente arricchita.

Dai mosaici della cripta della basilica  di San Lorenzo fuori le mura realizzati da Ludovico Seitz tra il 1882 e il 1895

Egli aveva principiato a formare quel tesoro fin dal 1842, quando aveva 33 anni. Che dire poi dell’archivio Tizzani? Se fosse possibile radunarlo idealmente (cosa che monsignor Croce esclude si possa fare con sicurezza) esso conterebbe migliaia di fascicoli, posizioni, cartelle, faldoni, e in seno ad essi noi collochiamo anche i manoscritti delle sue numerose opere, alcune delle quali sembrano oggi disperse dopo la sua morte.

Si può parlare quindi propriamente di un castello di libri e di carte, di un labirinto nel quale, una volta entrati, difficilmente si troverà la strada comoda di uscita, perché in una congerie così folta di documentazione, quando pare di aver imboccato una via sicura, ecco che essa viene a scoprirsi o interrotta, o più aspra di quanto pareva. Non tutto del resto — scrive ancora monsignor Croce — pare ci sia giunto; alcune unità dell’archivio Tizzani sono andate o perdute, o almeno smarrite. Il che aumenta ancor più lo scoramento nostro di fronte a un tale monumento di carte e di fronte ad un personaggio dalla vita lunga (ben 83 anni) e intensa, versato e interessato tanto dal panorama ecclesiastico quanto da quello civile internazionale (non solo italiano o romano) del suo tempo; indagatore, curioso, vigile, avido di sapere, arguto, cauto, sapido, pungente, onnivoro di notizie, scrittore felice e fecondo, quantunque gli occhi, probabilmenteper il troppo sforzo, non lo abbiano assistito per diversi anni e la vista lo abbia poi abbandonato; ma, come diceva Borges — richiamato in epigrafe da monsignor Croce — «che altro può fare un cieco, se non scrivere?».

Pure vi è stato chi, io penso con certa esitazione iniziale, poi forse con cosciente perplessità e infine con coraggio maturo — ripagato del resto dai traguardi raggiunti — ha come «aggredito» il castello di carte e le memorie di Tizzani per tentarne negli anni un ritratto biografico che rendesse giustizia al prelato e poi il disegno di un profilo culturale degno di un tanto uomo, senza dubbio fuori dal comune. Questi è il curatore delle Effemeridi romane di Vincenzo Tizzani, monsignor Giuseppe Croce, che con la pazienza di eruditi e filologi forse oggi rari, dal 1985 (se non vado errato) fino a oggi non ha smesso di occuparsi della figura e degli scritti di Vincenzo Tizzani, il «cieco veggente» di Roma.

di Sergio Pagano

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20 maggio 2019

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