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Un jukebox che «suona» poesie

· Riscoprire la letteratura attraverso un originale archivio sonoro ·

Un professore messinese — siamo nel 2019 — inserisce 500 lire nella fessura di un jukebox. Vuole scegliere qualcosa da ascoltare ed è indeciso perché là dentro ci sono più di quattrocento brani pronti ad essere riprodotti. Può passare pure un’ora nel fissare il grande schermo luminoso di quella straordinaria invenzione, ma alla fine non si è mai stanchi di aver indugiato immobili e in piedi, con lo sguardo chino su elenchi e precise enumerazioni. Scelto. Adesso basta pigiare il tasto di selezione. È fatta. Il professore opta per L’Infinito. No, non quello di Raf. È L’Infinito di Leopardi. Sì: Leopardi, Giacomo.

Torniamo al 1950. A Milwaukee, nel Wisconsin, Arthur Fonzarelli, detto Fonzie, ascolta i successi di Elvis Presley. Li fa partire sferrando un pugno a un aggeggio misterioso posizionato nel bar Arnold’s. In una gelateria non poco distante, invece, la stessa macchina suona La Bamba, mentre un duro e una brava ragazza si rivedono all’ultimo anno delle superiori. Danny Zucco, dopo un’ora e cinquanta minuti, riesce a conquistare Sandy e pure la grossa scatola musicale non fa fatica ad entrare nei cuori di tutti.

2019, di nuovo. Il professore ha terminato di ascoltare L’Infinito del poeta di Recanati e ha davvero naufragato nel mare dei ricordi. Perché non ce ne è uno solo di ricordo, nella mente di Mauro Cappotto, senza la presenza di un jukebox che, nei bar, nelle case e negli stabilimenti balneari, non abbia “cantato” a lui e alla meglio gioventù di mezzo secolo scorso la colonna sonora di una vita ormai passata al digitale, a Spotify e alle playlist che entrano nella memoria di un cellulare.

Cappotto oggi insegna discipline pittoriche al liceo Lucio Piccolo di Capo d’Orlando, a Messina. Cinque anni fa, probabilmente nostalgico o semplicemente in vena di creare qualcosa a cui nessuno aveva mai pensato, acquista un vecchio jukebox sul web. Quando glielo consegnano, lo porta a Ficarra, sempre nel messinese, e proprio nel paesino di poco più di mille anime lo posiziona nella Stanza della Seta di Palazzo Milo dove lo trasforma in una macchina che, anziché canzoni, recita poesie. Il successo è dirompente.

Spopola subito l’idea di un jukebox, insieme a quel potere evocativo di inserire le vecchie 500 lire (fornite dallo stesso Cappotto che ne ha recuperate una cinquantina in questi anni) e diffondere cultura. «Il jukebox letterario — ricorda Cappotto, anche assessore alla cultura del comune di Ficarra ed esperto di arte contemporanea — lo pensai per la struttura museale del paese. Gli utenti o gli intellettuali ospitati, nell’ambito del progetto sulle residenze d’artista, avrebbero potuto utilizzarlo. Ma mi sono reso conto che quel jukebox, con la sua portata educativa e divulgativa e in un’ottica meno esclusivista, sarebbe stato meglio in una scuola. Così dal 2018 è presente nell’androne dell’istituto in cui insegno». E non solo. Da allora, il jukebox 2.0 è diventato itinerante. «È stato ospitato in varie scuole siciliane e pure in diverse manifestazioni come Naxoslegge di Fulvia Toscano. Ormai si conosce anche altrove. Ad Imola, ad esempio, in una biblioteca ne hanno costruito un tipo che riproduce le fiabe dedicate ai più piccoli — prosegue Cappotto — mentre da Latina mi hanno contattato perché volevano che glielo vendessi».

Ma il jukebox è rimasto no profit e pure al Lucio Piccolo. Gli studenti — grazie alle registrazioni vocali di attori, amici e semplici cittadini — possono, così, continuare a schiacciare un tasto e ad ascoltare poesie e prose di Quasimodo, Montale, Giuseppe Tomasi di Lampedusa e di una folta selezione di autori siciliani del Novecento. Una moneta, posta sul tavolo adiacente al jukebox, vale due brani. «Grazie agli studenti — conclude il docente — stiamo realizzando una sempre più numerosa banca dati. Ciò che mi entusiasma è la loro curiosità. Ascoltano, cercano di capire, si informano».

E, naturalmente, davanti al jukebox quei giovani digitali s’incontrano con Leopardi, coi personaggi del Gattopardo, con Tancredi a Palazzo Salina, con lo Scirocco di Lucio Piccolo, con versi e strofe che, al pari delle canzoni, hanno attraversato le generazioni di tutti i tempi. Quei giovani non sono, poi, tanto diversi da Fonzie o da Danny Zucco: basta premere un tasto per ascoltare i propri (nuovi) miti.

di Enrica Riera

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22 agosto 2019

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