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Un inno di silenzio

· ​Seconda predica di Quaresima alla presenza di Papa Francesco ·

«Trinità» (lezionario della santa cappella di Bourges, 1404-1416)

«Oriente e occidente di fronte al mistero della Trinità» è stato il tema della seconda predica di Quaresima tenuta venerdì mattina, 6 marzo, dal predicatore della Casa Pontificia, padre Raniero Cantalamessa, nella cappella Redemptoris Mater del Palazzo apostolico, alla presenza di Papa Francesco. Il desiderio di «condividere in pienezza la comune fede dell’oriente cristiano e dell’occidente latino», rilanciato da Francesco, «non è nuovo: già il concilio Vaticano ii, nella Unitatis redintegratio, esortava a una speciale considerazione delle Chiese orientali e delle loro ricchezze». E anche Giovanni Paolo ii — ha ricordato il cappuccino — aveva insistito in proposito formulando «un principio fondamentale per il cammino verso l’unità: mettere in comune le tante cose che ci uniscono e che sono certamente di più di quelle che ci dividono». Infatti, ha fatto notare, «ortodossia e Chiesa cattolica condividono la stessa fede nella Trinità, nell’incarnazione del Verbo, in Gesù Cristo vero Dio e vero uomo in una sola persona, che è morto e risorto per la nostra salvezza, che ci ha donato lo Spirito Santo; crediamo che la Chiesa è il suo corpo animato dallo Spirito Santo, che l’Eucaristia è “la fonte e il culmine della vita cristiana”, che Maria è la Theotokos, la Madre di Dio, che abbiamo come destino la vita eterna». È tempo, ha suggerito il predicatore, di mettere da parte ogni «tinta apologetica e polemica su ciò che distingue e che ognuno credeva di avere di diverso e di più giusto dell’altro». In una parola, si deve smettere «di insistere ossessivamente sulle differenze e mettere invece insieme ciò che abbiamo in comune e ci unisce in un’unica fede». Oltretutto «lo esige perentoriamente il comune dovere di annunciare la fede a un mondo profondamente cambiato, con domande e interessi diversi da quelli del tempo in cui sono nate le divergenze e che, nella sua stragrande maggioranza, non comprende più neppure il senso di tante nostre sottili distinzioni ed è anni luce distante da esse». 

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