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Un incubo nuovo

· Catastrofi ambientali al cinema ·

Se si scorrono i titoli delle pellicole che si inseriscono nel sottogenere della fantascienza catastrofica o postapocalittica, ci si accorge di un cambiamento avvenuto negli ultimi anni. 

«Wall-e» (2008)

Se fino alle soglie del nuovo millennio infatti i motivi delle immani tragedie rappresentate sullo schermo avevano quasi sempre a che fare con un conflitto atomico — incubo per eccellenza dei tempi della guerra fredda — oppure con l’intervento di un gruppo più o meno ristretto di uomini megalomani e senza scrupoli decisi a conquistare il mondo, più di recente le sceneggiature hanno cominciato a prendere in considerazione responsabilità ben più generalizzate, che riguardano insomma tutti noi. Si è cioè imposta la natura ecologica della fonte dei disastri. Lo scrive Emilio Ranzato aggiungendo che inquinamento, surriscaldamento del pianeta e nuove ere glaciali si sono dunque sempre più spesso sostituite ad armi di distruzione di massa. Il problema, è che ciò è avvenuto in film che spesso sono catastrofici anche dal punto di vista della qualità, e che hanno adottato l’argomento ecologista più che altro come pretesto per una sfarzosa ostentazione di effetti speciali. C’è da dire, d’altronde, che quello dello scenario apocalittico in cui tutto crolla rappresenta comunque un efficace monito. Nonché, soprattutto, un indispensabile strumento d’attrazione per il grande pubblico. Di film semplicemente ecologici infatti ce ne sono stati vari, e alcuni di questi anche di qualità. Ma il loro scarso successo ha minato inevitabilmente la loro funzione civica e didattica. Laddove un blockbuster, anche se brutto, può avere una sua seppur superficiale utilità.

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23 maggio 2018

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