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Incubo di cose

· Una nuova edizione per «L’uomo che fu Giovedì» di Gilbert Keith Chesterton ·

Lo scrittore in una foto di Howard Coster (1959) ________________________________________

Emilio Cecchi (1884-1966), proto-anglista novecentesco per eccellenza, lo definì «l’apostolo giocondo» in un articolo pubblicato nel 1913 sul quotidiano «La Tribuna», diretto in quel periodo da Olindo Malagodi. Lo scrive Enrico Reggiani precisando che a poco più di un secolo di distanza, Gilbert Keith Chesterton (1874-1936) meriterebbe tuttavia che, pur memori del contributo di colui che probabilmente in Italia è forse stato il più attento lettore dello scrittore inglese, i lettori italiani dessero corpo, intelligenza e passione all’invito formulato da Stratford Caldecott qualche mese prima della sua morte in un pezzo sul sito internet www.theimaginativeconservative.org (17 gennaio 2014): «sono sicuro che Chesterton è in paradiso con i santi — o almeno lo spero, perché ciò lascia qualche speranza al resto di noi esseri umani. Tuttavia, la ragione per cui non dovremmo dedicare tempo e sforzi a dibattere sulla sua santità è che ci servono molto più tempo e sforzi per leggere e comprendere la sua critica alla modernità e le sue proposte per un’alternativa ad essa (a meno che non le si possa avere tutte quante)».

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