Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Un incontro singolare e magnifico

· Intervista al Patriarca Tawadros II sulla visita a Papa Francesco ·

In occasione dell'incontro in Vaticano con Papa Francesco, Sua Santità Tawadros II, Papa di Alessandria e Patriarca della Chiesa copta ortodossa, ha rilasciato un'intervista al sito web della Chiesa di Alessandria dei Copti cattolici in Egitto (coptcatholic.net). Pubblichiamo il testo integrale dell'intervista.


Qual è l’impressione di Vostra Santità della Sua Visita a Roma?

Anzitutto vorrei confermare di aver constatato che Il signore ha predisposto questa visita, perché personalmente avevo pensato di visitare dapprima la città di Vienna, e ciò ebbi a precisarlo dal dicembre scorso. Fu la letizia per l’elezione del nuovo Papa di Roma a indurmi il desiderio ardente di partecipare alla Celebrazione dell’inizio del Suo Pontificato, ma i tempi erano alquanto ristretti e le mie condizioni non erano favorevoli, perciò ho deciso un rinvio. All'inizio del mese di aprile mi è venuto in mente di concretizzare tale visita il 10 maggio (anniversario della prima visita di Sua Santità Papa Shenouda III, avvenuta il 10 maggio 1973), ma ho scoperto che il periodo di tempo restante era molto breve, cioè non più di cinque settimane. In ogni caso, ho proposto al Nunzio Apostolico, che è venuto a visitarmi al Cairo, di vedere se si potesse ancora tentare di chiedere al Vaticano la possibilità di realizzarla in quella data. Eppure il Signore ha previsto tutto, e cioè il Vaticano e il Papa Francesco hanno accolto la proposta con grande amore. Qui, voglio dire, usando un’espressione egiziana: "Non ci posso credere" (cioè che la visita, nonostante i tempi ristretti di preparazione, è stato meraviglioso).

Santità, quando lei è venuto qui, certamente nel suo cuore sussistevano riflessioni e pensieri, Le è possibile dirci oggi, ultimo giorno della visita, che cosa sente nel Suo cuore?

In primo luogo, sento l'amore di Cristo che ci unisce, come disse San Paolo: "Poiché l'amore del Cristo ci spinge” (2 Cor 5, 14), e questo è proprio vero “l'amore del Cristo ci spinge”. L'incontro con Sua Santità il Papa di Roma è stato singolare e magnifico; è stato un incontro con la verità, ricolmo di benedizione. Il Papa di Roma è una delle rare persone al mondo che, quando le incontri ti senti raggiunto dalla benedizione, attingi dal lui gioia, attingi da lui forza. Ogni sua parola è una comunicazione spirituale, anche i bambini sono attratti da queste persone. Sua Santità Francesco mi ha detto quando abbiamo parlato durante il pranzo, del Papa Cirillo VI, della Chiesa Copta, che tutti erano attratti alla sua persona, che lo Spirito Santo è colui che sospinge il cuore puro, come quello dei bambini, verso queste persone speciali.

Quali erano gli obiettivi della sua visita? E al termine della visita li sente realizzati?

Il primo obiettivo della visita era quello di congratularmi con il Papa Francesco per la sua elezione alla Sede di San Pietro, così come risposta alle congratulazioni che mi ha mandato il precedente Papa di Roma in occasione della mia intronizzazione alla Sede di San Marco Evangelista – Egli ha inviato una delegazione di alto livello, guidata da Sua Em.za il Cardinale Kurt Koch (Presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell'unità dei cristiani) a partecipare a quella cerimonia. Poi dopo qualche giorno la visita di Sua Em.za il Cardinale Sandri (Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali), ne ha confermato l’obiettivo di confermare l'amore reciproco.

Il secondo fine era quello di raggiungere una maggiore apertura tra le due chiese, io dico sempre che l'unità dei cristiani è come il segno della croce: alla base c’è l’amore, poi si sale con il dialogo e lo studio, per arrivare alla pienezza nella preghiera. Questa è la Croce che ci accomuna: l'amore, il dialogo, lo studio e la preghiera.

Quale dono Vostra Santità porterà da questo viaggio al popolo copto in Egitto?

Da questa visita porterò loro l’amore grande verso la Chiesa copta ortodossa che ho incontrato qui a Roma. Dirò che la nostra Chiesa è amata da tutti, e che questo è un motivo di gioia. Tutto ciò ho percepito dagli sguardi pieni di apprezzamento per la storia della nostra Chiesa , del suo valore, delle sue radici molto antiche e per la sua autenticità. In realtà, ci siamo rallegrati vedendo Cardinali, Vescovi, preti e monaci, che, partecipando alla liturgia copta, mostravano apprezzamento e venerazione. Io so che i punti di accordo sono veramente tantissimi e, personalmente, nel prossimo periodo cercherò di approfondire la reciproca conoscenza per comprenderci sempre di più. Lo Spirito Santo ci doni "cuori aperti” e “menti aperte", perché le menti e i cuori chiusi “fermano le barche naviganti”, come dice da noi un detto assai diffuso.

Santità questo è quello che porterete al popolo della Chiesa copta ortodossa, ma cosa Ella porterà al popolo della Chiesa copta cattolica ed alle altre chiese in Egitto?

Dal mio primo giorno in cui mi è stata affidata questa nuova responsabilità, il mio cuore è aperto a tutti, e soprattutto alle parole di Gesù Cristo "perché siano tutti una cosa sola" (Gv 17, 21), parole pronunciate qualche ora prima della Croce. Parole sempre presenti di fronte a me in ogni momento: " perché siano tutti una cosa sola". A livello personale, e a livello della responsabilità che rivesto, accoglierò ogni possibile occasione per confermare questa unità, alla quale Gesù tutto ha orientato.

Vostra Santità cosa pensa dell’espressione di Papa Francesco, cioè che dobbiamo vivere tra noi un "ecumenismo della sofferenza”?

E' un’espressione grandiosa e nuova: “ecumenismo della sofferenza” o "ecumenismo del dolore" ma è anche una eco di ciò che la Bibbia dice: "se un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui" (1 Co 12 , 26). Si tratta di un’espressione potente perché individua "il corpo di Cristo", che è la Chiesa (cfr. Col 1, 18). L'obiettivo di questa partecipazione ecumenica nel dolore e nella sofferenza è che nessun cristiano si senta solo. Quante ginocchia inginocchiate in preghiera per questo?

Qual è l'impressione che il Santo Padre Francesco Le ha lasciato, quando l’ha incontrato la prima volta, mentre era in attesa del suo arrivo dall'aeroporto?

E' qualcosa di incredibile, cioè da non crederci. Ero in macchina quando Sua Eccellenza Barnaba (Vescovo di Torino a Roma) mi ha detto: "Il Papa la sta aspettando". Gli ho risposto: "ma il nostro incontro non sarebbe domani, 10 maggio" ? . Mi ha detto: "Sì, ma il Santo Padre la sta aspettando ora". Pertanto, quando l'automobile è arrivata in Vaticano ho trovato di fronte a me il Papa che mi ha accolto. E’ stato un impatto di grande umiltà e di grande amore. Ciò che ora mi preoccupa è come rispondere a questi gesti di amore!

Vostra Santità potrebbe valutare il suggerimento di fare del 10 maggio una festa di comunione tra le due chiese?

Tra la prima visita di Papa Shenouda III e la seconda visita di Papa Giovanni Paolo II, sono trascorsi 27 anni, e tra la seconda visita di Papa Giovanni Paolo II e Papa Shenouda III, sono trascorsi 13 anni e questo conferma che le distanze si sono sempre ravvicinate. D'altra parte, quando il tempo si allunga ci fa dimenticare e per questo ho suggerito di fissare questa festa, il 10 maggio, quale giornata di amore fraterno da celebrarsi nelle nostre chiese, condividendo i messaggi tra il Papa di Roma e il Papa di Alessandria, per confermare questo amore, questa comunicazione, questa vicinanza e questa apertura all’altro; per poter condividere il nostro amore e la nostra condivisione a tutti.

L'ultima domanda: Vostra Santità cosa raccomanda alle persone che vivono una sorta di intolleranza e, talvolta, un senso di chiusura verso gli altri, con il pretesto della gelosia apostolica?

Dico a questa persona: "Tu non conosci il vero Cristo"; "Tu non conosci Cristo che ha lavato i piedi"; "Tu non conosci Cristo che ha perdonato i suoi nemici, nel culmine del dolore sulla croce"; "Tu non conosci Cristo, che ci ha chiamati all’Unità nella sua ultima preghiera"; “Tu non conosci Cristo, che ha detto sulla croce: 'Ho sete' (Gv 19, 28), ho sete di tutti".

Grazie Santità.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

23 ottobre 2019

NOTIZIE CORRELATE