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Un incontro
che cambia la vita

· All’udienza generale Papa Francesco parla ancora dell’eucaristia e chiede aiuto per i romani che soffrono a causa dell’alluvione e per la mancanza di lavoro ·

Una celebrazione eucaristica può essere anche «impeccabile dal punto di vista esteriore», addirittura «bellissima»; tuttavia se non conduce all’incontro con Gesù «rischia di non portare alcun nutrimento al nostro cuore e alla nostra vita». È il punto centrale della riflessione proposta da Papa Francesco questa mattina, mercoledì 12 febbraio, durante l’udienza generale in piazza San Pietro.

Proseguendo le sue riflessioni sull’Eucaristia il Pontefice è tornato sul senso della partecipazione, soprattutto alla messa domenicale, da molti vissuta come una «tradizione consolidata», ha detto, o come un’occasione per ritrovarsi e addirittura per «chiacchierare».

Per capire se viviamo nel modo giusto la partecipazione all’Eucaristia il Papa ha fatto cenno ad alcuni «segnali molto concreti». Il primo «indizio» è «il nostro modo di guardare e di considerare gli altri». A messa, ha spiegato, si va perché «amiamo Gesù e vogliamo condividere la sua passione e la sua resurrezione». Ma ciò che ci si deve chiedere è se «amiamo come Gesù vuole che noi amiamo quei fratelli e quelle sorelle» che sono nel bisogno. Riferendosi in particolare alla realtà di Roma, Papa Francesco ha rivolto un pensiero a quanti soffrono ancora a causa dell’alluvione dei giorni scorsi, o a quanti vivono situazioni di precarietà per la mancanza di lavoro, invitando i fedeli a pregare per loro e ad aiutarli.

Il secondo indizio è l’atteggiamento con cui ci si accosta alla celebrazione eucaristica. A messa si va consapevoli di essere peccatori e dunque bisognosi di perdono, di essere perciò accolti e rigenerati. E se qualcuno — ha ammonito — «non si sente bisognoso della misericordia di Dio, non si sente peccatore», allora «è meglio che non vada a messa».

L’ultimo indizio a cui si è riferito Papa Francesco è il rapporto tra celebrazione eucaristica e vita delle comunità cristiane. Il Pontefice ha ripetuto — come aveva fatto durante la messa di lunedì scorso a Santa Marta — che «l’Eucaristia non è qualcosa che facciamo noi; non è una nostra commemorazione di quello che Gesù ha detto e fatto. No. È proprio un’azione di Cristo», attraverso la quale il Signore «si rende presente in mezzo a noi», entra «nella nostra esistenza» e ci nutre della sua parola.

«Viviamo l’Eucaristia — è stata l’esortazione conclusiva del Pontefice — con spirito di fede, di preghiera, di perdono, di penitenza, di gioia comunitaria, di preoccupazione per i bisognosi e per i bisogni di tanti fratelli e sorelle, nella certezza che il Signore compirà quello che ci ha promesso: la vita eterna».

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16 novembre 2019

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