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Un immenso tappeto
di tende e sacchi a pelo

· Nel campo dove Francesco ha celebrato la messa conclusiva della Gmg panamense ·

Alle 6 di mattina l’alba è appena sorta sul campo San Giovanni Paolo II del Metro Park. File di tende da campeggio e sacchi a pelo hanno intessuto un immenso tappeto di cento ettari, l’equivalente di quaranta campi da calcio. Centinaia di migliaia di giovani si sono svegliati per l’ultimo giorno della Gmg panamense, iniziata il 21 gennaio.

Sabato 26 i pellegrini hanno cominciato il loro cammino al Metro Park, dove hanno trascorso la notte dopo la veglia celebrata dal Papa. Alle prime ore del mattino, quando era ancora buio, i megafoni si sono incaricati di rimettere in piedi tutti coloro che si erano accampati. Bambini, giovani e adulti si sono svegliati entusiasti e allegri per accogliere Francesco, che è giunto alle 7.30 al parco ecologico, il più grande di Panamá. All’arrivo il Pontefice è stato accolto dall’arcivescovo José Domingo Ulloa Mendieta — il quale lo ha accompagnato sulla papamobile — e dalle migliaia e migliaia di fedeli che gli hanno dato un caloroso benvenuto, uno dei più emozionanti nell’intensa giornata conclusiva della Gmg.

Francisco hermano, Panamá está a tu lado, «Panama è con te» gridava la folla mentre il Pontefice attraversava il campo con la papamobile. Alcuni giovani hanno confessato di non aver quasi chiuso occhio in quella che è stata «una veglia divertente: abbiamo fatto baldoria». Altri, invece, sono riusciti a «dormire come un sasso», come raccontano Paola e Caterina, due italiane sulle quali «il ritmo intenso» di questi ultimi giorni ha avuto la meglio.

A riposare ben poco sono stati anche gli oltre trentamila volontari che hanno passato una notte di veglia, incaricati soprattutto di verificare che le vie di fuga rimanessero libere.

Dopo la colazione del pellegrino (una vaschetta di frutta fresca, succo di frutta, brioche e una merendina), i giovani hanno raccolto le proprie cose per fare spazio agli altri che stavano per arrivare. Domenica 27 si sono infatti uniti a loro altre duecentomila persone. L’organizzazione ha attrezzato il campo con punti di distribuzione di bottigliette d’acqua e quasi quattromila bagni. Durata oltre due ore e concelebrata da quattromila sacerdoti, quattrocento vescovi e una ventina di cardinali di tutto il mondo, la messa è stata presieduta dal Papa su un altare largo 250 metri, posto sotto una copertura aperta affinché non patisse troppo il caldo. Dalle tribune per la stampa, centinaia di giornalisti dei cinque continenti hanno seguito passo per passo l’Eucaristia conclusiva di Panamá 2019. Tra i presenti il presidente Varela e altri capi di stato del continente.

Dopo aver percorso tutto il campo sulla jeep bianca e salutato i settecentomila giovani radunati al campo, il Papa è giunto sul palco sotto un caldo tropicale soffocante. All’omelia si è rivolto ai giovani presenti: «non siete il futuro, ma l’adesso di Dio» ha detto, insistendo sul fatto che «potremo avere tutto, ma se manca la passione dell’amore, mancherà tutto. Lasciamo che il Signore ci faccia innamorare!».

I giovani lo hanno ascoltato in silenzio, senza perdersi un solo dettaglio. Alcuni, come Marco, di Venezia, si sono emozionati alle sue parole: «Il Papa non è una persona qualsiasi, ti arriva dritto nell’anima» assicura. Francesco ha poi raccomandato che «il vostro “sì” continui a essere la porta d’ingresso affinché lo Spirito Santo doni una nuova Pentecoste al mondo e alla Chiesa». E li ha invitati, ancora una volta, a mettersi in gioco, a non far perdere quota ai sogni.

Al termine, il cardinale Farrell, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, ha annunciato a nome del Papa che la prossima Gmg si terrà nel 2022 a Lisbona, in Portogallo, paese con una solida presenza dei cattolici. I circa quattrocento giovani portoghesi presenti alla cerimonia, accompagnati dal cardinale patriarca Manuel José Macário do Nascimento Clemente, da cinque vescovi e da un nutrito gruppo di sacerdoti, hanno accolto la notizia con applausi e acclamazioni. Dopo aver ricevuto la benedizione, i giovani hanno cominciato a sfollare, guidati dai volontari. Sono andati via felici di questo incontro che per molti, a quanto dicono, «ha segnato un prima e un dopo». C’era una forte presenza di ragazzi centroamericani, in particolare da El Salvador, ma anche una nutrita rappresentanza di giovanissimi appartenenti alla pastorale latina degli Stati Uniti. Importanti pure i gruppi provenienti da Messico, Brasile, Perú e dall’Argentina.

Il secondo momento significativo dell’ultima giornata del Papa in Centramerica si è tenuto a soli tre chilometri dal Metro Park, nella casa Hogar Buen Samaritano. È stato uno degli appuntamenti più emozionanti dell’intero viaggio. In questo centro vivono persone affette da Aids che non possono contare su un aiuto familiare né su risorse economiche sufficienti per poter accedere a trattamenti adeguati. Qui ricevono cure specifiche che ne facilitano il recupero.

Oltre ai residenti, la struttura assiste molte altre persone che si presentano in cerca di aiuto, senza chiedere di che religione siano: in totale si tratta di 40 famiglie. Situata nella zona di Juan Díaz della capitale, è stata creata dal sacerdote Domingo Escobar, che ha sposato la causa per riuscire a sensibilizzare i panamensi su questa tematica sociale. «Si tratta di una lotta e un lavoro pastorale che in questa fondazione vengono svolti da 15 anni» ha spiegato. Per Escobar, è «una benedizione» poter contare sulla presenza del Pontefice. Il quale dopo aver ascoltato un piccolo bambino cantare, ha affermato che «questa casa, e tutti i centri che voi rappresentate, sono segno della vita nuova che il Signore ci vuole donare».

Il Papa ha anche incontrato altre sei organizzazioni che si occupano di tematiche sociali nei dintorni della casa rifugio. Qui, da questo angolo di una umanità dolente e silenziosa, il vescovo di Roma ha recitato la preghiera dell’Angelus. «L’indifferenza ferisce e uccide» — ha sottolineato — perché «il prossimo è prima di tutto una persona, qualcuno con un volto concreto, reale e non qualcosa da oltrepassare e ignorare, qualunque sia la sua situazione». E il Papa decide di rivolgere anche da qui, al termine dell’Angelus, le sue preghiere nel giorno della memoria contro il rischio che la Shoah sia dimenticata aprendo così la porta ad analoghe tragedie moderne: «Dobbiamo mantenere vivo il ricordo del passato e imparare dalle pagine nere della storia in modo da non farlo, non fare mai più gli stessi errori». E invita poi a «continuare a sforzarci, instancabilmente, a coltivare giustizia, aumentare la concordia e sostenere l’integrazione, essere strumenti di pace e costruttori di un mondo migliore». Francesco esprime dolore anche per le vittime delle tragedie che hanno colpito lo stato di Minas Gerais in Brasile e lo Stato di Hidalgo in Messico. Sulla «grave situazione» in Venezuela auspica che «si raggiunga una soluzione giusta e pacifica per superare la crisi, nel rispetto dei diritti umani e cercando esclusivamente il bene di tutti gli abitanti del Paese». Poi ricorda le vittime dell’attentato davanti a una cattedrale sull’isola di Jolo, nelle Filippine, durante la messa domenicale. Il Papa condanna l’atto di terrorismo, e chiede che il «Signore, della pace, converta il cuore dei violenti e conceda agli abitanti di quella regione una serena convivenza». Francesco rievoca anche l’attentato di pochi giorni prima a una scuola di polizia in Colombia e in un toccante momento di comunione con i presenti in sala ricorda una per una le 22 vittime scandendo i loro nomi.

Allo scambio dei doni e dei saluti con gli ospiti delle case famiglia, Francesco ha lasciato una scultura del Buon pastore ispirata a una celebre statua esposta nel Museo pio cristiano dei Musei vaticani, quindi ha benedetto la prima pietra di quattro nuovi centri di assistenza sul modello della casa del Buon Samaritano che nasceranno in Giamaica, Argentina, Paraguay e ancora a Panamá.

Prima di ripartire per Roma il Pontefice ha ringraziato personalmente, durante un incontro nello stadio Rommel Fernández, i volontari della Gmg, coloro che si sono messi al servizio di quasi un milione di coetanei. Tanti sono stati, secondo gli organizzatori, i partecipanti a questa Giornata che ora stanno ritornando nei loro 157 paesi di provenienza. È stata una giornata che per alcuni sacerdoti, come padre José Ignacio, rappresenterà una «svolta vocazionale», uno dei suoi obiettivi iniziali. Il Metro Park è già praticamente sgombro, e a poco a poco Panamá tornerà alla normale quotidianità.

dal nostro inviato
Silvina Pérez

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25 marzo 2019

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