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Un grosso dramma familiare

· La decisione di Francesco di abbandonare tutto ·

Il Sinodo sulla famiglia si rivela importante per tanti aspetti, non solo pastorali; esso, infatti, spinge anche a riflettere sulla storia della Chiesa domestica e sulla sua incidenza sulla vita delle persone. 

Guido Reni, «San Francesco d’Assisi in estasi» (XVII secolo)

Lo scrive Felice Accrocca aggiungendo che se Timoteo, collaboratore di Paolo, ricevette in casa i primi rudimenti della fede e della dottrina, trasmessi a lui dalla madre Eunìce e dalla nonna Lòide (2 Timoteo, 1, 5), altri santi non vissero in famiglie esemplari. Francesco d’Assisi, si sa, fu osteggiato fortemente dai suoi. Una delle fonti più ricche di notizie a riguardo è senz’altro la cosiddetta Leggenda dei tre compagni.

Quando il giovane cominciò a guardare la realtà con occhi nuovi, essa narra, si propose «con più fermezza nel suo cuore di non rifiutare mai l’elemosina ad alcun povero che la chiedesse per amore di Dio, e anzi di elargire elemosine più spontanee e generose del solito» (3 Compagni, n. 8). Da quel momento presero corpo anche certe sue “stranezze”, sulle quali, almeno in un primo tempo, Francesco mantenne il riserbo. Dopo il colloquio interiore con il Crocifisso nella chiesa di San Damiano, invece, cominciò a rendere pubblico, con gesti anche clamorosi, il suo intenso mutamento interiore. Caricato sul suo cavallo un pacco di stoffe sottratte al negozio, si recò a Foligno, dove le vendette insieme alla stessa cavalcatura (3 Compagni, n. 16). Vedendo che il figlio era sparito, il padre prese a cercarlo; Francesco si rifugiò in una caverna dove rimase per un mese intero: soltanto un membro della famiglia conosceva quel rifugio e ogni tanto gli portava del cibo. Il periodo trascorso in quell’antro costituì per Francesco un’ulteriore purificazione.

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22 maggio 2019

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