Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Un grido contro il male
che si insinua
nelle pieghe della storia

· All’udienza generale Papa Francesco parla dell’invocazione finale del Padre Nostro ·

«L’ultima petizione», un «grido scagliato contro» quel «male misterioso che penetra silenzioso tra le pieghe della storia», prendendo forma nelle «esperienze più diverse: i lutti, il dolore innocente, la schiavitù, la strumentalizzazione, il pianto dei bambini»: Papa Francesco ha riassunto così il significato dell’invocazione finale del Padre nostro all’udienza generale di mercoledì mattina, 15 maggio.

Proseguendo con i fedeli presenti in piazza San Pietro le catechesi dedicate alla preghiera insegnata da Gesù, il Pontefice ha preso spunto dal brano delle scritture tratto dalla prima lettera di san Pietro apostolo (5, 6-9) per soffermarsi sulla settima espressione: «Ma liberaci dal male». Chi la pronuncia, ha spiegato, «non solo chiede di non essere abbandonato nel tempo della tentazione, ma supplica anche di essere liberato» dal «maligno che tende ad afferrarci e a morderci» come «un leone furioso». Ecco allora l’importanza di questa preghiera attraverso cui «Gesù ci lascia la più preziosa delle eredità», ha assicurato il Papa. Infatti «se non ci fossero gli ultimi versetti del “Padre nostro” come potrebbero pregare i peccatori, i perseguitati, i disperati, i morenti?».

L'udienza generale

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

21 maggio 2019

NOTIZIE CORRELATE