Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

​Un gomitolo
pieno di nodi

· In un saggio di Francesco Occhetta sulla politica come alta forma di carità ·

La politica interessa da sempre la Chiesa, pertanto è necessario periodicamente fare il punto della situazione su un rapporto tanto delicato quanto prezioso. Ricostruiamo la politica. Orientarsi nel tempo dei populismi (Cinisello Balsamo, San Paolo, 2019, pagine 192, euro 16) è il contributo offerto da padre Francesco Occhetta. Nel saggio dello scrittore de «La Civiltà Cattolica» si trovano molti spunti sull’attualità italiana e internazionale, in un momento cruciale in cui una parte non trascurabile del mondo cattolico sta riscoprendo la lezione di don Luigi Sturzo, nel centenario della fondazione del Partito Popolare.

Don Luigi Sturzo in una foto degli anni Cinquanta

L’approccio è quello del discernimento di marca spiccatamente gesuita, valido non solo per l’animo umano ma anche per i fenomeni sociali. La politica è «un gomitolo pieno di nodi, io ho provato a scioglierli» ha detto padre Occhetta durante la presentazione del suo libro che si è svolta lo scorso 4 febbraio presso il Centro Culturale San Roberto Bellarmino, facente capo all’omonima parrocchia ai Parioli.

«La nostra libertà è distinguere, la schiavitù è fondere», ha aggiunto il gesuita, attingendo all’affermazione di un suo vecchio maestro spirituale. Usare il discernimento in politica significa imparare a scegliere, perché «se non scegliamo, saremo scelti noi», ha osservato.

Padre Occhetta dedica la prima parte del suo saggio ad analizzare le caratteristiche dei populismi, l’attuale crisi della dicotomia fra destra e sinistra, fenomeni come la democrazia diretta e la disintermediazione tra rappresentanti e rappresentati. Nella seconda parte, l’autore si sofferma sul perché delle mancate riforme nel paese e sulla necessità di regole per l’agone politico.

Secondo Occhetta andrebbero rivalutati i partiti in quanto strutture in grado di dare una rappresentanza pre-elettorale, altrimenti «la politica rischia di farla solo chi ha i soldi», ha osservato il gesuita. Nella terza parte del suo saggio, padre Occhetta prende in esame i temi sociali del pontificato di Francesco, riservando una particolare attenzione alla giustizia riparativa per il recupero umano pieno e profondo del reo. Fare incontrare vittima e carnefice ha sottolineato l’autore del libro, è una possibile strada da seguire in tal senso. Altri temi trattati nel volume sono il lavoro, la crisi dei valori, la longevità: «Non possiamo far vivere i nostri anziani soli», ha ricordato Occhetta.

Vanno poi distinte politics e policy: il primo concetto è legato alla ricerca del consenso e a questioni per lo più formali quali, ad esempio, la natura di un partito.

Il punto di vista offerto dal libro di Occhetta è però quello della policy, ovvero la politica come veicolo di idee e sguardo lungimirante sul mondo.

Secondo il gesuita «siamo figli del metodo lasciatoci da don Sturzo», quello del centrismo come metacategoria, non riferita a un partito in particolare ma piuttosto ad attitudini come la mediazione, lo spirito riformista, la centralità della persona. La mediazione, in particolare, sostiene Occhetta, non implica «accontentare tutti ma rappresentare tutti».

Alla presentazione del libro, introdotta dal parroco di San Roberto Bellarmino, don Nicola Filippi, docente di teologia dogmatica, sono intervenuti anche monsignor Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna, e il prefetto Sandra Sarti, presidente della Commissione diritto d’asilo.

Secondo monsignor Zuppi, il libro di padre Occhetta risponde all’esigenza di una “politica con la P maiuscola”, per usare un’espressione di Papa Francesco. È da considerarsi con la maiuscola una politica che valorizzi «la professionalità, l’arte, la preparazione», ha ribadito. Menzionando più volte il concilio Vaticano ii e l’attitudine della Chiesa a individuare i segni dei tempi, il presule ha ricordato che oggi non c’è nessuna nostalgia del collateralismo, fermo restando che l’impegno dei cattolici in politica non va accantonato.

«La politica non può essere qualcosa di piccolo cabotaggio, deve misurarsi con i problemi concreti ma in un orizzonte universale».

A questo proposito, monsignor Zuppi ha citato la Evangelii gaudium di Papa Francesco: «Chiedo a Dio che cresca il numero di politici capaci di entrare in un autentico dialogo che si orienti efficacemente a sanare le radici profonde e non l’apparenza dei mali del nostro mondo! La politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose della carità, perché cerca il bene comune» (Evangelii gaudium 205).

Parlare di discernimento in politica, quindi, ha proseguito l’arcivescovo, significa evitare eccessi di pàthos e decisioni “di pancia”. La politica, ha continuato, deve essere «il fondamento delle piccole e grandi relazioni». Da parte sua, il prefetto Sarti ha offerto una sintesi dei contenuti del libro Ricostruiamo la politica. Orientarsi nel tempo dei populismi, affermando in conclusione: «Con le sue riflessioni, padre Francesco Occhetta tiene accesa la fiaccola della speranza che, come tedofori, dobbiamo portare alle nuove generazioni».

di Luca Marcolivio

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

24 aprile 2019

NOTIZIE CORRELATE