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Un giubileo diffuso

· Mete dei pellegrini tardoantichi ·

Questi primi mesi dell’anno giubilare della misericordia, che vede il popolo di Dio impegnato in un accogliente e largo abbraccio, generoso e tenero, nei confronti dei fratelli che popolano le periferie del mondo, hanno visto i primi pellegrini varcare le soglie delle proprie case per incamminarsi, secondo una prassi da sempre legata al fenomeno giubilare, verso i luoghi santi delle più significative memorie cristiane, per varcare altre porte e per mettere in atto quella “terapia della distanza” che, secondo lo storico del cristianesimo Peter Brown, rappresenta il senso profondo del pellegrinaggio.

Vetro dorato con figure di santi e martiri (IV secolo, British Museum, Londra)

Lo scrive Fabrizio Bisconti aggiungendo che se proiettiamo il fenomeno verso il cristianesimo della prima ora, riscontriamo i riflessi di questi lunghi e faticosi viaggi della devozione nelle fonti letterarie, prima fra tutte quella rappresentata dal diario di viaggio di Egeria nei siti salienti dell’archeologia biblica, che costellano la Terra santa, già allo scadere del IV secolo. Ma anche le fonti epigrafiche, ovvero i graffiti incisi lungo le pareti degli itinera ad sanctos, ossia lungo le gallerie delle catacombe romane che conducono verso le “tombe eccellenti” dei martiri, costituiscono delle testimonianze eloquenti di quei viaggiatori, che attraversavano gli oscuri labirinti sotterranei per raggiungere le mete tanto ambite di un culto spontaneo, urgente ed estremamente popolare.

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19 gennaio 2020

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