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​Un giorno qualunque

La prima pagina del 1° gennaio 1958 riprodotta sulla copertina dell’ultimo numero del  settimanale

«Il 1º gennaio 1958 vedeva la luce a Madrid la rivista “Vida Nueva”. Ereditava oltre un centinaio di numeri di “Pax”, pubblicazione quindicinale nata in seno alla casa editrice PPC. “Cambia il nome, ma non il cognome”, suggeriva lo slogan della campagna di lancio che in poco tempo permise di raggiungere 20.000 lettori e, in soli pochi mesi, di passare da quindicinale a settimanale.

Così si sottolineava anche nell’editoriale: “Vogliamo vivere il momento attuale della Chiesa e regolare gli orologi con l’attualità permanente di questa Chiesa. Non siamo, come potete vedere, una rivista devota. Vi portiamo un’onesta preoccupazione sociale alla cui luce esaminiamo insieme i problemi del nostro tempo”. Senza cambiare una sola virgola, “Vida Nueva” può e deve sottoscrivere, sessant’anni dopo, questo impegno con i suoi lettori e con la Chiesa, quest’ansia di rimanere svegli e vigili dinanzi al cambiamento di epoca, con i venti di rinnovamento che allora arrivavano grazie a Roncalli e che oggi si materializzano con l’accento portegno di Bergoglio». Così si legge nell’editoriale dell’ultimo numero del settimanale «Vida Nueva», che celebra ora i sessant’anni di vita dopo aver varcato la soglia dei 3000 numeri (si veda «L’Osservatore Romano» del 10 agosto 2016). Realizzata a Madrid, la rivista è diffusa anche in America grazie soprattutto a VidaNuevaDigital.com e a redazioni presenti in Colombia, in Messico e nel Cono Sud. Il numero del sessantennio si apre con le testimonianze di cinque sessantenni (José María Gil Tamayo, Ana Dignoes, Miguel Ángel Cortés, Carmen Bernabé, Raúl Berzosa),  per continuare con una dozzina di articoli su temi toccati da «Vida Nueva» nel corso del 1958. In quell’anno morì Pio XII e venne eletto papa Roncalli a cui è dedicato l’inserto, con testi di Evangelista Vilanova, monaco di Montserrat e teologo scomparso nel 2005, Darío Menor e Antonio Pelayo. Oltre la presentazione del numero scritta dal direttore José Beltrán, pubblichiamo tre articoli. 

Era un giorno infrasettimanale quel 1º gennaio 1958. Mercoledì. Giorno in cui tradizionalmente in Spagna escono in edicola le riviste del cuore. E «Vida Nueva», di cuore. In bianco e nero. Con uno sprazzo di colore in un paese grigio. Verde. Usciva il giorno stesso in cui entravano in vigore i Trattati di Roma, di una nascente Comunità economica europea. Oggi, Brexit. Si avvertiva un colpo di stato in Venezuela. Ora, Maduro. Eventi che vanno e vengono che non sembravano assillare una rivista che nel suo primo numero si sforzava di spiegare il perché della corsa dei sovietici e dei nordamericani alla conquista dello spazio a colpi di satellite. O che mostrava come si viveva in un monastero camaldolese. O che riportava le parole di Pio XII a un gruppo di stilisti, mettendoli in guardia contro il rischio di un «abbigliamento troppo ardito».

Primo numero, a cui ne sono seguiti tanti altri. Un’annata significativa dove tuffarsi. A pieni polmoni. Immergersi nel 1958, per celebrare la vitalità di quanti si consumarono le dita su quelle macchine da scrivere senza Facebook, già consapevoli però di configurare reti sociali. Come Lolo, il giornalista beatificato, inviato speciale al centenario di Lourdes. Le sue parole, poesia di un santo: «Il dolore, invenzione della speranza, è, a sua volta, una nuova Incarnazione». O la metaforica prosa di Antonio Montero, sempre in anticipo sui tempi: «La stampa cattolica può, deve essere la penna che ricostruisce periodicamente
i tratti della mentalità cristiana».
Sfogliare una pagina dopo l’altra. Scoprire dettagli impagabili. Un’intervista ad Alberto Closas. Una lettera al direttore in difesa della dignità delle “domestiche”. Pubblicità di Galerías Preciados. Un critico letterario, per nulla compiacente con Martín Gaite: «C’è una vita che palpita. Ma non ci piace il materialismo che trasuda». Titoli provocatori per Quaresima: «Gesù il Nazzareno, arrestato. 1925 anni fa fu giustiziato il Figlio di Dio». E una domanda provocatoria a tutta pagina: «Cos’è un negro?». Con la risposta: «Un figlio di Dio».
Tutto è cominciato un giorno qualunque. Un mercoledì. Come oggi, 3 gennaio 2018. Lavorativo. Giorno di chiusura delle pagine di questa rivista. Sessant’anni dopo. Tutta a colori. Nella società. Nella Chiesa. Imprimatur.

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