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Un giorno in piscina

· Al Festival del cinema del Cairo ·

C’è più di un soffio di Pedro Almodovar nel film A day for Women (Youm Lel Setat) della regista egiziana Kamla Abou Zekry con il quale si è aperta, il 15 novembre, al Teatro dell’Opera la trentottesima edizione del Festival internazionale del cinema del Cairo (che si conclude giovedì 24). Una pellicola decisamente femminista, che si illumina con un innamoramento imprevisto che capita alla sua protagonista, e una cerimonia che si è aperta sulle note scritte da Nicola Piovani per La vita è bella di Roberto Benigni.

La locandina del Festival

Ci sono stati alcuni anni difficili per il Festival del cinema. Dal 2011 è stato annullato due volte per motivi di sicurezza e le proiezioni venivano fatte soltanto al Cairo Opera House. Ma quest’anno il Festival è ritornato con due cinema storici da poco rinnovati, l’Odeon e il Karim. Segno di una ritrovata stabilità e sicurezza, come ricordano gli stessi ministri della Cultura, Helmy Al Namnam, e del Turismo, Mohamed Yehia Rashed, presenti alla serata di apertura. «Il Festival va dove è la gente» ha detto Magda Wassef, presidente della kermesse cinematografica più antica del Medio oriente. Quest’anno gli appassionati di cinema hanno molto da guardare al futuro con più di ducento film con doppia proiezione e ben dieci sale tra l’Opera House e i due cinema in centro città. Il film di Kamla Abou Zekri, A day for Women, è in concorso ufficiale. Ambientato in un sobborgo del Cario, è la storia di un gruppo di donne desiderose di cogliere la loro indipendenza andando in piscina la domenica. Tra i sedici film in concorso, The Stop Over di Delphine e Muriel Coulin racconta di due giovani donne soldato che si prendono una vacanza a Cipro dopo una missione in Afghanistan; Mimosas di Oliver Laxe è la storia di uno sceikh anziano e malato terminale che vuole essere sepolto sulle montagne dell’Atlante dove riposano i suoi cari: quando i suoi compagni di viaggio si rifiutano di proseguire nel viaggio all’interno delle montagne perché hanno paura degli spiriti, in quel momento inizia il vero viaggio. Un altro film in concorso è dell’egiziano Ali Idrees The Other Land (El Bar El Tany) che narra di un gruppo di giovani egiziani provenienti da poveri villaggi rurali che sfida il mare per cercare una vita migliore. È la prima volta nella sua storia che il cinema egiziano affronta il tema dell’emigrazione.
Ha fatto suo debutto al Festival il documentario Nasser’s Republic: The Making of Modern Egypt di Michal Goldman, che mostra filmati rari del presidente Gamal Abdel Nasser. Un messaggio di tolleranza e di accettazione dell’altro è invece il documentario, di Eva Dadrian, Waheed Sobhi e Hanan Ezzat, We are Egyptian Armenians. Le 204 pellicole in cartellone provengono da trentadue Paesi, fra cui la Cina, ospite d’onore, con cui l’Egitto celebra quest’anno il sessantesimo anniversario dell’apertura delle relazioni diplomatiche. «Cerchiamo di fare quel che possiamo con i mezzi che abbiamo a disposizione, provando ad allargare sempre di più la platea di spettatori» ha detto il direttore artistico del Festival, Youssef Cherif Rizkallah. Lo slogan di quest’anno è «Cinema per la gente», con un’attenzione particolare ai ragazzi, con biglietti a prezzo ridotto e un accordo con l’Università del Cairo per fare avvicinare gli studenti e incoraggiarli ad andare a seguire le proiezioni. Tanti gli appuntamenti previsti fino al 24 novembre: dalla finestra speciale dedicata ai quattrocento anni dalla morte di Shakespeare (con una serie di pellicole, ispirate alle sue opere, di Laurence Olivier, Peter Brook, Akira Kurosawa, Roman Polanski, Franco Zeffirelli, Kenneth Branagh), fino alle sezioni parallele al concorso ufficiale (Festival of Festivals, International Panorama, Chinese Classics Films, Chinese Films New Era, Cinema of Tomorrow, Critic’s Week, Prospect of Arab Cinemas), e una serie di conferenze. ovità di quest’anno, sottolinea Rizkallah, è la sezione dedicata al nuovo cinema egiziano con otto pellicole. «Tra il 2015 e il 2016 — rileva — l’industria cinematografica egiziana ha prodotto diversi film e le cose vanno meglio». Il cinema egiziano ritorna protagonista, nonostante negli ultimi due anni abbia perso alcuni fra i suoi migliori artisti. Dall’attrice Faten Hamama — alla quale è stato intitolato un premio assegnato ai migliori artisti egiziani e stranieri — a Nour El Sherif; da Omar Sharif, a Mohamed Khan (cui sarà dedicata una finestra speciale) fino a Mohamed Abdel Aziz, “il mago”, come veniva soprannominato, scomparso pochi giorni fa e a al quale è stato dedicato il festival. Quest’anno l’Italia è rappresentata, in concorso ufficiale, dal film di Paolo Genovese Perfetti Sconosciuti. Altri italiani da Roberto Andò a Marco Bellocchio sono presenti nella sezione Festival of Festivals mentre Stefano Lodovichi ed Edoardo Falcone sono nella sezione International Panorama. 

di Rossella Fabiani

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23 maggio 2018

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