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Giorno di festa per tutti

· Il patriarca Sako a un anno dalla liberazione dell’Iraq ·

Che il Natale diventi un giorno di festa per tutti gli iracheni: è quanto chiede il patriarca di Babilonia dei caldei, cardinale Louis Raphaël I Sako, in una lettera pubblicata a un anno dalla sconfitta dello stato islamico (Is) in Iraq.

«In occasione dell'anniversario della sconfitta dell’organizzazione dello Stato islamico — si legge nella lettera a firma del patriarca caldeo pubblicata dal sito baghdadhop.blogspot.com — ci congratuliamo per la vittoria con il popolo iracheno e ringraziamo tutte le forze di sicurezza che hanno contribuito alla liberazione dei territori dello stato. Chiediamo a Dio misericordia per le anime dei martiri e la guarigione dei feriti. Chiediamo agli amati iracheni di lavorare in squadra, di distruggere la cultura divisiva, di educare il popolo ai pericoli dell’estremismo e del terrorismo, di promuovere la cultura dell’accettazione dell’altro, consolidare i valori della pace e della cittadinanza e favorire la coesistenza. Esprimiamo la speranza che con il nuovo governo l’Iraq possa essere testimone di una vera rinascita. In occasione della celebrazione di questa grande vittoria, e in risposta all’invito rivolto dal primo ministro iracheno, Adel Abdul Mahdi — prosegue la missiva — abbiamo chiesto ai nostri fedeli di far suonare le campane delle chiese e di pregare per la pace e la stabilità alle nove del mattino di lunedì. Signore della Pace, dà la pace al nostro paese».
Oltre alla lettera citata, il sito del patriarcato ha pubblicato un altro messaggio, questa volta indirizzato al presidente del parlamento iracheno, Mohamed Halboussi, con il quale il cardinale Sako fa ufficialmente richiesta che il giorno di Natale diventi festa nazionale. La festa, si legge nel testo, «è diffusa in tutto il mondo, compresi paesi come la Giordania, la Siria, il Libano, la regione del Kurdistan iracheno e la provincia di Kirkuk». Per questa ragione «chiediamo che venga approvata una nuova legge perché essa diventi una festa ufficiale in Iraq, specialmente in considerazione del rispetto che i fratelli musulmani hanno di Cristo, il cui nome è menzionato in 93 versi del Sacro Corano». Una decisione in questo senso — conclude la lettera — farebbe felici «i cittadini iracheni di fede cristiana incoraggiandoli a rimanere nel paese e a non emigrare, rafforzerebbe il rispetto per le religioni e avrebbe risonanza a livello internazionale».

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14 dicembre 2019

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