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Un giornalismo per la verità e la libertà

· Il cardinale Bertone per i quarant'anni dell'Asca ·

Quella del giornalista è «una professione soprattutto e prima di tutto al servizio della verità e della libertà». Lo ha detto il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato, in occasione dei quarant'anni di fondazione dell'Agenzia di stampa quotidiana nazionale Asca edita dal Gruppo Abete. Il porporato con un videomessaggio è intervenuto la sera di mercoledì 16 giugno, all'incontro per i festeggiamenti dell'anniversario, tenuti nella sede romana della Fondazione Civita.

Il cardinale Bertone affronta nel messaggio il tema dell'informazione oggi, in un momento in cui «si parla tanto della necessità di regole etiche» nell'attuale contesto della crisi economica mondiale. Per questo — spiega — è «necessario riandare, ricollegarsi all'etica dei principi fondamentali anche nella professione giornalistica». Il messaggio prende spunto dal «momento complesso, difficile, anche sotto il profilo sostanziale e organizzativo della comunicazione», nel quale bisogna valutare con attenzione «lo sviluppo tecnologico dei nuovi mezzi di comunicazione» e «l'impatto con le diverse componenti della società del nostro tempo».

Dopo aver sottolineato la propria relazione pluriennale con l'Asca, e in particolare con alcuni operatori dell'agenzia, il porporato mette in luce come fin dall'inizio essa abbia posto l'accento «sulla convergenza, la sinergia, la valorizzazione di giornalisti cattolici, per dare loro uno spazio nella comunicazione». Una «voce cattolica», quindi «capace di interpretare gli avvenimenti, di presentare le persone, di comunicare messaggi positivi nella linea del Vangelo».

Un secondo aspetto evidenziato «è lo spazio che è sempre stato dato in questa agenzia ai giovani. Essa — ricorda il cardinale — ha formato e lanciato tanti giovani giornalisti che sono andati poi a infittire i diversi network della comunicazione, sia della carta stampata come della radio e della televisione». Il porporato salesiano invita a tenere sempre presente una tale prospettiva, affinché si formino «giovani professionisti capaci di comunicare in maniera efficace con la gente di ogni tempo, con la gente del nostro tempo e in modo speciale con il mondo giovanile». In particolare — aggiunge — oggi «ci troviamo in una crisi anche di difficoltà di comunicare e di influire sull'opinione pubblica, in modo da orientare verso valori positivi, verso la grande emergenza educativa». Il richiamo all'etica nella professione giornalistica rimanda a quei valori «che sostengono l'esistenza, che danno senso alla vita, alla propria professione e al proprio contributo al progresso sociale».

Il richiamo è attento alla continua evoluzione del settore dell'informazione. Un panorama — osserva — «che si va sviluppando e si va evolvendo in tante direzioni», ma nel quale l'agenzia di stampa rimane «sempre uno snodo centrale e un elemento non sostituibile» come fonte primaria. Da qui l'invito a «non perdere di vista che nell'azione dell'Asca al centro sta la persona: quella del comunicatore e quelle dei destinatari della comunicazione». Del resto «gli operatori di una agenzia di stampa immettono nel flusso della sensibilità dell'opinione pubblica anche l'accoglienza di novità, non solo giocando allo scoop, ma diffondendo messaggi che devono essere di sostegno alle persone, di riequilibrio, di riconciliazione, di positività». E questa profusione di energie positive mette in gioco il rispetto delle persone e il senso dell'etica. «Lo dico anche come uomo di Chiesa — argomenta — in questo momento in cui la Chiesa è al centro di tante attenzioni e di tanti dibattiti. Se tenessimo sempre di mira queste esigenze fondamentali della professione giornalistica, l'esigenza della verità e quella della libertà, potremmo raccogliere e orientare i messaggi, i contenuti della comunicazione in modo anche da fare brillare tutta l'immensa sua attività».

Infine il cardinale Bertone rivela di aver ricevuto nei giorni scorsi la proposta di tracciare un bilancio di tutta l'attività, non solo formativa, educativa, caritativa, sociale della Chiesa nel mondo. «Molte volte — commenta in proposito — questo volume immenso, straordinario, di attività, che viene riconosciuto da tutti i rappresentanti degli Stati del mondo, cattolici, cristiani e non cristiani, viene obliterato a vantaggio di flash che danno una informazione anche obiettiva, ma riduttiva della presenza della Chiesa». Uno «sguardo completo» che «non vale solo per la Chiesa, ma per tutte le agenzie che operano per il servizio del bene comune e della società». Ecco allora l'auspicio conclusivo affinché l'Asca «possa continuare anche nella sua evoluzione tecnologica, nell'avvicendarsi delle gestioni. Che possa ancora continuare con equilibrio, senza forzature, con l'ispirazione fondamentale della professione giornalistica, perché sia sempre al servizio della libertà e della verità e sia in aiuto soprattutto delle fasce che non hanno voce, quelle più povere e che non riescono a far tutelare i propri diritti. E che continui, quindi, a svolgere una missione di alto valore sociale».

La serata, aperta dal presidente Giuseppe Cornetto Bourlot e dall'attuale direttore Gianfranco Astori, è stata animata dal professor Giuseppe De Rita e dalle testimonianze di giornalisti che hanno iniziato la professione nell'Agenzia per poi assumere incarichi di responsabilità in altre testate. Molti i messaggi giunti, tra cui quelli delle massime autorità dello Stato italiano. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha augurato di «consolidare la presenza dell'agenzia nel panorama editoriale e contribuire all'affermazione dei principi di libertà e di pluralismo dell'informazione sanciti nella Costituzione repubblicana». Il presidente del Senato Renato Schifani ha sottolineato che l’Asca «non è stato solo un organo di informazione con la “i” maiuscola, ma anche un prezioso vivaio per la professione giornalistica». Il presidente della Camera dei deputati Gianfranco Fini ha messo in risalto come «grazie al suo indubbio patrimonio di professionalità» l'Asca abbia «saputo raccontare i fatti che hanno inciso sui cambiamenti della storia italiana e internazionale, coniugando sempre la velocità nella diffusione della notizia con un'attenta verifica della sua completezza e verità».

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