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Un gioiello
nella banlieue

· Inaugurati i lavori di ricostruzione della guglia nord della cattedrale di Saint-Denis ·

Si è aperto sabato 11 marzo un nuovo capitolo nella storia millenaria della basilica di Saint-Denis, necropoli dei re di Francia da Dagoberto re franco della dinastia dei merovingi fino a Luigi XVIII, con l’inaugurazione ufficiale del cantiere di ricostruzione della guglia nord della cattedrale gotica, smontata nell’ottocento. Tra qualche anno la basilica dovrebbe ritrovare il suo antico splendore perso nel 1847, quando la guglia alta di 85 metri, indebolita da una violenta tromba d’aria l’anno precedente, dovette essere smontata prima che crollasse.

Erano decenni che i diversi sindaci di Saint-Denis, città segnata oggi da grande povertà economica e da un clima di violenza sociale, chiedevano l’avvio di questo cantiere come simbolo dell’unione della popolazione intorno ad uno stesso progetto. Segno dell’importanza di quest’evento, è stato proprio il presidente della Repubblica François Hollande a presiedere all’inaugurazione, accompagnato dal ministro della Cultura Audrey Azoulay, con la presenza del sindaco comunista Laurent Russier, all’origine di questa iniziativa, e del vescovo di Saint-Denis, monsignor Pascal Delannoy. Secondo il presule, interrogato dal nostro giornale, la partecipazione del capo dello Stato alla cerimonia si spiega con il fatto che, «oltre a essere un luogo fondamentale per la fede dei cattolici — qui giace san Dionigi, primo vescovo del posto nel terzo secolo — la cattedrale gotica è imprescindibile dalla cultura e della storia francese».
Tecnicamente, la ricostruzione non dovrebbe creare problemi, giacché la guglia e la parte superiore della torre nord che la sorreggeva furono smontate accuratamente sotto la direzione di Viollet-le-Duc, una tra i più famosi architetti francesi dell’Ottocento, che aveva anche elaborato una pianta molto dettagliata dell’edificio tuttora conservata all’Archivio nazionale. Molti blocchi di pietra troppo morbidi verranno sostituiti da blocchi provenienti da rocce più dure. Sopratutto, le stesse tecniche costruttive dell’architettura medievale saranno utilizzate, in quanto il cantiere ha anche una vocazione educativa e divulgativa e sarà aperto al pubblico, in modo tale da poter finanziare i lavori con gli incassi delle visite guidate.
Il ministero della Cultura, in effetti, ha dato il suo accordo per la ricostruzione a condizione che sia autofinanziata. Secondo ogni probabilità, come è stato il caso per altri progetti dello stesso tipo realizzati nel recente passato — la replica dell’Hermione, la storica fregata con cui il marchese La Fayette andò in America, oppure la ricostruzione del castello medievale di Guédelon, vicino a Parigi — il cantiere della guglia nord della cattedrale dovrebbe essere molto frequentato da turisti, studenti di storia dell’arte o ragazzi in gita scolastica. Il Comune di Saint-Denis punta anche su questa operazione per promuovere l’economia locale attraverso l’assunzione di nuovi apprendisti, di operai e di guide. Inoltre, sarà un’occasione di fare (ri)scoprire a tutti i cittadini francesi un gioiello del loro patrimonio storico e culturale, situato in una banlieue attualmente sinonimo, nell’opinione pubblica, di covo di terroristi islamici. Il progetto di abbellimento della cattedrale, che rappresenta il cuore pulsante della città, sarà motivo di fierezza per gli abitanti di Saint-Denis, cattolici, musulmani o non credenti, prevede monsignor Delannoy, che si auspica che numerosi visitatori e pellegrini affluiscano da tutta Europa e anche dal Giappone e dagli Stati Uniti, per ammirare la nuova guglia.

«Già oggi, i nostri fratelli e sorelle musulmani entrano in questo edificio per trovare un luogo di silenzio e di raccoglimento, sottolinea il vescovo, hanno un grande rispetto per la basilica, così come, del resto, tutti i nostri cittadini». Ancora oggi, in effetti, gli edifici religiosi, e in particolare le cattedrali, hanno questa capacità di «unificare la nazione», secondo lo storico del patrimonio culturale Jean-Michel Leniaud. Alla fine della prima guerra mondiale, ricorda, «la cattedrale di Reims, bombardata più di una cinquantina di volte, fu restaurata grazie allo slancio di un movimento popolare che si impose agli anticlericali e ai freddolosi». Non era scontato, tanto che alcune persone volevano lasciarla in rovina e creare una sorta di mausoleo. Ma quella ricostruzione «ha riconciliato i cattolici con la Repubblica», si rallegra lo storico. Un messaggio di speranza che non va dimenticato da chi, nella pubblica amministrazione, sembra talvolta restio a incentivare la manutenzione di edifici di culto a motivo di una insufficiente frequentazione da parte dei fedeli cattolici.

di Charles de Pechpeyrou

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