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Un gigantesco Quinbus Flestrin tutto da scoprire

· Nella monumentale biografia di G.K. Chesterton scritta da Ian Ker ·

Ian Ker, sacerdote cattolico e docente di teologia dell’università di Oxford, è senza dubbio un maestro della scrittura biografica: ne ha già dato prova in un recente passato con quella che è considerata la fonte più autorevole e pressoché definitiva sulla vicenda umana di John Henry Newman, apparsa nel 1990 per i tipi di Oxford University Press. A lui si devono anche significativi contributi sull’esperienza letteraria e culturale dei cattolici inglesi tra diciannovesimo e ventesimo secolo, tra i quali si segnala soprattutto The Catholic Revival in English Literature 1845-1961, pubblicato da university of Notre Dame nel 2003.   In virtù di tali competenze e dei meriti conquistati in tali ambiti, non sembrerebbe esistere studioso più legittimato e autorevole di Ker a compiere altri passi sulla strada della valorizzazione dell’esperienza culturale e letteraria dei cattolici inglesi nel passaggio tra l’ottocentesco Catholic Literary Revival il “transizionale” (tra Ottocento e Novecento) Catholic Literary Modernism, proposta terminologica, quest’ultima, non comoda e non soltanto accademica, che Christopher Wachal della Loyola University suggerisce di intendere come «risposta specificamente cattolica alle esigenze politiche ed intellettuali della modernità».

In effetti di recente Ker ha compiuto almeno un passo importante su tale strada virtuosa e sempre più attesa. Ne è scaturita una nuova biografia ( Chesterton. A Biography , Oxford University Press, 2011) un poderoso volume di settecentoquarantasette pagine — tre in più della sua precedente fatica newmaniana — dedicato a Gilbert Keith Chesterton, un’opera monumentale come il soggetto biografato, che fu descritto da George Bernard Shaw nel 1906 con i tratti di Quinbus Flestrin, con cui i lillipuziani di Swift si esprimono su Gulliver: «Chesterton è il nostro Quinbus Flestrin, il giovane uomo-montagna, una persona ampia, sovrabbondante, una gigantesca faccia d’angelo che non è soltanto ampia di corpo e di mente al di là di ogni decenza, ma che pare crescere in ampiezza mentre la si guarda».

Questi gli elementi essenziali del colosso chestertoniano di Ker: quindici capitoli di biografia su GkC fitti e circostanziati, in cui vengono citati eventi personali e familiari, viaggi e soggiorni, riscontri sociali, politici ed istituzionali, passaggi illuminanti sull’evoluzione della sua esperienza religiosa, argomentazioni letterarie e culturali. Tutti preziosi riferimenti documentali, non di rado basati su fonti inedite e comunque quasi sempre di prima mano. Ker afferma che «forse il più grave disconoscimento nei confronti di Chesterton è la sua sottovalutazione come critico letterario» perché la lotta per la cultura, come ha scritto lo stesso GkC, «è prima di tutto una lotta per la coscienza: ciò che alcuni chiamano coscienza di sé, ma in ogni modo contro la semplice sub-coscienza» ( The Thing , 1927).

Tale lotta Chesterton praticò con tale originalità da costringere persino l’anti-teista Christopher Hitchens a riconoscergli una “magica facoltà di essere indimenticabile” in una recensione postuma sul periodico «The Atlantic».

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19 luglio 2019

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