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Un futuro pieno di speranza nella luce della fede

· Augurio del cardinale segretario di Stato alla nazione cilena al termine della visita ufficiale ·

Si conclude oggi, mercoledì 14, la visita ufficiale del cardinale segretario di Stato, Tarcisio Bertone, in Cile protrattasi per dieci giorni. Il cardinale ha portato la vicinanza e la solidarietà di Benedetto XVI alle popolazioni delle zone colpite dal terremoto dello scorso mese di febbraio, ha incontrato numerose realtà delle comunità ecclesiale e civile cilene per trasmettere l'insegnamento del magistero, si è intrattenuto con seminaristi, sacerdoti e alunni delle scuole e delle università cattoliche cilene, ha trascorso alcuni momenti di familiarità con i confratelli salesiani, ha presieduto diverse celebrazione eucaristiche, si è soffermato in preghiera in alcuni dei più importanti santuari nazionali, ha tenuto una conferenza su «Chiesa e Stato a duecento anni dalla conquista dell'indipendenza nazionale», incontrato le massime autorità del Paese, a cominciare dal presidente, ha inaugurato la plenaria della Conferenza episcopale cilena.

Come ultimo atto della sua visita ha celebrato, mercoledì mattina 14 aprile, la messa nel santuario nazionale di Maipú, a pochi chilometri dalla capitale, nella ricorrenza del primo centenario dell'istituzione dell'ordinariato militare cileno. Alla messa erano presenti, oltre al nunzio apostolico e al presidente della Repubblica, il vescovo castrense, monsignor Juan de la Cruz Barros, il ministro della Difesa e i comandanti delle diverse forze armate.

Durante l'omelia il cardinale, dopo aver rinnovato l'invito a vivere il presente senza paura e a guardare al futuro con speranza, ha ricordato che «il miglior servizio che si possa rendere alla società è essere discepoli e testimoni di Cristo, come guardiani della pace, agenti di riconciliazione e costruttori di un mondo sempre più umano e fraterno». Il porporato ha poi ricordato che la Repubblica del Cile, come vari Paesi latinoamericani, celebra quest'anno il bicentenario della sua indipendenza. Un evento, ha detto, che segnò l'inizio di una nuova tappa nella storia di questo popolo, che con audacia tracciò un cammino proprio e non esente da complesse vicissitudini interne. «Molti di coloro che parteciparono a quella avventura — ha aggiunto il segretario di Stato — trassero forza dalla loro fede cattolica e dalla loro profonda devozione a Maria Santissima, per gettare le fondamenta di questa Patria cilena. Fin dai primi giorni di quelle eroiche gesta, Nostra Signora del Carmelo fu indicata come Madre e Protettrice di questo popolo. Qui a Maipú ebbe luogo la battaglia che suggellò la libertà di queste terre e, fedeli alla promessa che fecero, i figli di questa Patria costruirono questo Santuario Nazionale in onore della Madre celeste, mantenendo così la parola data». Da allora, e con grande fervore, migliaia di fedeli cileni compiono devoti pellegrinaggi verso questo tempio per venerare la Vergine del Carmelo, regina del Cile e patrona delle sue forze armate.

«Non potevamo celebrare in modo migliore di quello dell'amorevole mano di Maria Santissima — ha proseguito — i cent'anni della costituzione giuridica del servizio pastorale della Chiesa cattolica alle forze armate e di polizia del Cile». Ricordiamo che Papa san Pio X, nel 1910, istituì in questa nazione il primo vicariato castrense dell'America Latina, che in seguito, e grazie alla costituzione apostolica Spirituali militum curae , di Papa Giovanni Paolo II, è stato elevato alla condizione di ordinariato militare, per assistere spiritualmente le persone appartenenti alle forze di sicurezza e di difesa del Paese. «Si evidenzia così — ha sottolineato il cardinale — il fatto che la Chiesa, preoccupata di adempiere il suo mandato di annunciare a tutti gli uomini il regno di Dio, si è sempre preoccupata di quanti fanno parte delle forze armate e di sicurezza, sapendo che la loro missione si deve svolgere in circostanze a volte per nulla facili».

Alla luce della fede, la carriera militare e quella di polizia «non è solo una professione dal profondo significato sociale — ha detto ancora — ma anche una vera vocazione di servizio alla pace, alla vita, alla libertà e alla sana convivenza di tutti i cittadini. A nessuno sfugge che la civiltà umana, man mano che è andata avanti nella comprensione della dignità di ogni persona e nella tutela dei suoi diritti, è cresciuta anche nella consapevolezza di considerare i militari e i carabinieri come vere sentinelle di una società in pace».

Già il concilio Vaticano II aveva insistito su questa idea affermando che quanti hanno parte dell'esercito al servizio della Patria devono essere considerati come «servitori della sicurezza e della libertà dei loro popoli; se rettamente adempiono il loro dovere, concorrono anch'essi veramente alla stabilità della pace» ( Gaudium et spes , n. 79).

«Tutto ciò — ha notato — si è potuto constatare in modo particolare poco tempo fa, a causa della tragedia provocata dal devastante terremoto che ha colpito tanto duramente questo Paese. Tutti hanno visto come, nelle avversità vissute in quei giorni infausti, i membri delle forze militari e i carabinieri, uniti al Governo nazionale, con esemplare dedizione si sono impegnati a offrire l'aiuto necessario ai loro concittadini, a mantenere l'ordine e a incoraggiare le persone afflitte». Infine si è rivolto ai cappellani militari, ricordando loro che i vescovi castrensi dell'America Latina considerano le «cappellanie come vere parrocchie e i cappellani militari come veri parroci». Dunque non un funzionario ma un evangelizzatore e un testimone della Chiesa. Conclusa la messa il cardinale è rientrato nella nunziatura di Santiago dove si è svolto un ricevimento ufficiale per il v anniversario dell'inizio del Pontificato di Benedetto XVI. Nel tardo pomeriggio, dopo una breve cerimonia di congedo, la partenza alla volta di Roma.

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