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Un futuro di pace
per onorare la memoria dei morti

· Vescovi della Comece e del Ccee a Douaumont e Verdun nel centenario della prima guerra mondiale ·

Verdun, 11. «Il nostro pellegrinaggio a Verdun ci rende, come vescovi, più risoluti nel nostro impegno per aiutare l’Europa a ritrovare le radici della propria identità, ad apprezzare di nuovo i valori — molti dei quali sono profondamente cristiani — che la costituiscono come comunità e a promuovere un futuro dove regnino la pace e la giustizia per tutti i cittadini europei e per il mondo. Ispirato dalla gioia del Vangelo, il nostro incontro si è chiuso con una speranza. La speranza di un futuro pacifico per l’intera umanità». Si conclude così il messaggio finale che il cardinale arcivescovo di München und Freising, Reinhard Marx, presidente della Conferenza degli episcopati della Comunità europea (Comece), ha letto oggi pomeriggio al termine del pellegrinaggio compiuto dai presuli europei a Douaumont e a Verdun, in Francia, nell’ambito delle iniziative per commemorare il centesimo anniversario dell’inizio della prima guerra mondiale.

La commemorazione a Verdun (teatro nel 1916 di una delle più lunghe e cruente battaglie della storia) è cominciata nel primo pomeriggio all’ossario di Douaumont dove i presuli della Comece e del Consiglio delle conferenze episcopali d’Europa (Ccee) — rappresentato dal cardinale arcivescovo di Sarajevo, Vinko Puljić — hanno tenuto cerimonie di preghiera (in cinque lingue) prima fra le tombe dei soldati caduti, poi nel cimitero militare e nella cappella dell’ossario dove riposano centotrentamila militi ignoti e dove sono state deposte candele votive. Si sono quindi recati nella cattedrale di Verdun per la recita dei vespri e un breve discorso pronunciato dal cardinale Marx. Alle cerimonie hanno partecipato fra gli altri l’arcivescovo di Strasburgo, Jean-Pierre Grallet, l’arcivescovo di Lussemburgo, Jean-Claude Hollerich, e il vescovo di Verdun, Jean-Paul Gusching. «Facciamo memoria — si afferma nel messaggio finale — di coloro che sono morti e di coloro che sono ancora segnati dal ricordo della perdita di innumerevoli vite umane causata da questo conflitto: quasi un milione di soldati sono deceduti nella battaglia di Verdun. Una volta ancora siamo colpiti dalla pura follia della guerra e dalla rovina che provoca. Se all’alba del ventesimo secolo i destini delle nazioni in Europa fossero stati intrecciati, la prima guerra mondiale non ci sarebbe stata».

Il pellegrinaggio a Verdun dei vescovi europei — scrive padre Patrick Daly, segretario generale della Comece — «rappresenta il loro desiderio di ricordare l’eroico sacrificio di coloro che hanno perso la vita combattendo per la libertà, di pregare per tutti quelli che sono morti durante la prima guerra mondiale e per quelli che sono stati segnati dalla morte prematura dei loro cari». È il momento «per fare un bilancio spirituale in un mondo travagliato. Il modo più nobile per onorare la memoria dei caduti è rinnovare la nostra speranza in un futuro pacifico per l’intera umanità».

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