Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Un futuro comune per Europa e Africa

· ​I due continenti saranno sempre più interdipendenti ·

Il presidente della Commissione dell’Unione africana e il presidente del Consiglio europeo

In occasione del suo discorso sullo stato dell’Unione davanti al parlamento europeo il 12 settembre a Bruxelles, il presidente della Commissione Jean-Claude Juncker dichiarava: «L’Africa non ha bisogno di carità, ma di un partenariato equo e leale. E noi europei ne abbiamo altrettanto bisogno». Subito dopo Juncker ha annunciato «una nuova alleanza» tra i due continenti «per gli investimenti sostenibili e l’occupazione», che secondo le previsioni dell’Ue contribuirebbero a creare fino a 10 milioni di posti di lavoro in Africa nei prossimi cinque anni. 

Due settimane dopo, il 28 settembre, a margine dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite, l’Ue e i 79 paesi del gruppo degli stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (Acp) hanno avviato i negoziati sul futuro della loro cooperazione dopo il 2020, quando sarà scaduto l’accordo di Cotonou, che disciplina il partenariato attuale tra queste due organizzazioni internazionali.
In poco tempo dunque si sta assistendo allo svilupparsi di accordi che hanno come obiettivo il rilancio della cooperazione tra il vecchio continente e il vicino africano. Secondo l’Onu, l’Ue rappresenta già per l’Africa il maggiore investitore e il principale partner in materia di scambi commerciali e di sviluppo, con un volume di affari pari a 291 miliardi di euro nel 2016.
Tuttavia Robert Dussey, ministro degli esteri del Togo e negoziatore incaricato di rappresentare gli stati del gruppo Acp, ritiene necessario «dimostrarsi più ambiziosi e immaginativi nell’individuare le nuove sfide nella nostra cooperazione che desideriamo più feconda, equa e responsabile». Gli incontri per definire una strategia comune e un nuovo accordo di partenariato Ue-Acp sono iniziati il 1° ottobre e «la questione migratoria sarà senza dubbio un punto essenziale, il pilastro dell’accordo», ha anticipato il ministro togolese.
E lo sarà ancor di più nel futuro, come è stato recentemente sottolineato dal settimanale «The Economist», secondo cui «le ondate attuali di migranti africani non sono che un preludio». Dei 2,2 miliardi di persone che entro il 2050 si aggiungeranno all’attuale popolazione mondiale, 1,3 miliardi saranno africani. E su scala mondiale, un sondaggio dell’Istituto Gallup del 2016 indica che il 42 per cento degli africani tra i 15 e 25 anni dichiara di volere partire se ne avesse l’opportunità. Anche se non tutti passano all’azione, l’Africa può definirsi un continente in punto di partenza.
Con un relativo miglioramento delle condizioni economiche dei paesi africani, le migrazioni invece di diminuire, sono destinate ad aumentare, come viene messo in luce nel saggio pubblicato ad aprile dal giornalista e storico Stephen Smith, professore alla Duke University, intitolato Fuga in Europa. «In realtà — afferma Smith — per intraprendere un viaggio così lungo, è necessario procurarsi una somma relativamente considerevole oltre che avere una certa conoscenza del mondo. A partire sono le persone che sono riuscite in qualche modo a emergere. Un lieve miglioramento economico registrato nei paesi incita i candidati alla partenza perché questo miglioramento, in ogni caso insufficiente a colmare le ineguaglianze tra l’Africa e l’Europa, basta invece a dar loro la possibilità di partire».
Il 19 e il 20 settembre, riferisce ancora «The Economist», i leader europei si sono incontrati in modo informale a Salisburgo per discutere tra l’altro del tema migranti. Si è parlato di nuovi controlli alla frontiera e di «piattaforme di sbarco» nordafricane dove i migranti potrebbero essere controllati e rispediti indietro. Progetti che sembrano però poco compatibili con gli annunci e con le promesse ufficiali delle istituzioni dell’Ue. Il vertice, secondo il settimanale, «ha incarnato la strategia definita da Stephen Smith “Fortezza Europa”, che prevede la riduzione della migrazione dal Nord Africa e l’accoglienza di pochi migranti». Ma esiste una strategia “euro africana” alternativa, evidenziata da Smith: accettare l’integrazione tra Africa e Europa.
«Un giorno le due opzioni, Fortezza Europa contro Eurafrica, potrebbero tradursi in una scelta tra rifiuto e accettazione della realtà», conclude il settimanale britannico. «L’Europa non può isolarsi dai mutamenti epocali che sta vivendo il continente vicino. L’Eurafrica è parte del suo destino demografico e culturale. È meglio non ignorarlo e non negarlo, ma capire invece come farlo diventare un successo».

di Charles de Pechpeyrou

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

16 ottobre 2018

NOTIZIE CORRELATE