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Fenomeno da governare in modo politico

· L'emigrazione secondo Giovanni Battista Scalabrini ·

Rivolgendo la mente alla storia, è noto che, nella seconda metà del xix secolo, il fenomeno dell’industrializzazione, unito allo sviluppo demografico europeo e alla crisi agricola, oltre a sollecitare correnti migratorie all’interno dei singoli Stati-Nazione e verso i poli industriali europei, produsse un massiccio esodo dall’Europa, in particolare verso le Americhe, che coinvolse oltre 50 milioni di persone. Tale fenomeno toccò tutte le nazioni europee ad eccezione della Francia, che viveva la fase coloniale e che registrava il serio problema di un vuoto demografico, ereditato dalle guerre napoleoniche, e in parte anche l’Inghilterra, impegnata nell’espansione dei suoi territori.

«Fabbrica di mattoni» (1870) di Constantin Meunier

La Germania, ad esempio, unificata sotto l’impero prussiano, contava quasi 7 milioni di emigrati negli Stati Uniti d’America e circa altri 3 milioni nell’America Latina, soprattutto in Brasile e in Argentina. L’Irlanda, dopo l’emigrazione verso i poli industriali inglesi, registrava forti ondate migratorie verso il Nord America. L’Italia, dopo la sua unificazione, aveva circa 5 milioni di emigrati negli Stati Uniti d’America e circa tre milioni in America Latina, in particolare in Brasile e in Argentina.
In quell’epoca, l’emigrazione europea trovava enormi difficoltà d’inserimento nelle società d’immigrazione, non solo per cause economiche ma anche per una mentalità di contrasto, di natura culturale e politica. Basti pensare alla politica nativista negli Stati Uniti d’America, allo sfruttamento dei migranti in Brasile in sostituzione della manodopera “schiava” nelle aziende agricole, alle campagne di colonizzazione-occupazione lanciate dall’Argentina, che richiamava l’emigrazione europea a varie ondate, secondo le nazionalità europee di provenienza che venivano favorite.
Il Beato Giovanni Battista Scalabrini, in questo scenario, vedeva l’emigrazione come un diritto naturale ma ci teneva a precisare che se l’emigrazione è un diritto naturale della persona, non deve essere riconosciuto il diritto di chi provoca, alimenta e sfrutta l’emigrazione. In tal modo denunciava, in particolare, l’opera degli agenti di emigrazione.
Per quanto riguarda l’Italia, Scalabrini contrapponeva le migrazioni pacifiche al discorso colonialistico di conquista. Al suo tempo, nel dibattito culturale e politico italiano, c’era chi voleva ostacolare e impedire l’emigrazione: la classe agraria vedeva nell’emigrazione il pericolo di essere obbligata ad alzare i salari per la scarsezza di manodopera; il partito “militare” paventava nel fenomeno dell’emigrazione un indebolimento dell’esercito; i fautori del colonialismo si opponevano all’emigrazione per giustificare la necessità e la vocazione coloniale dell’Italia; gli imprenditori e l’alta finanza giudicavano l’emigrazione un ostacolo per gli investimenti nelle bonifiche interne.

di Pietro Parolin

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24 gennaio 2020

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