Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Un estraneo in casa

· ​Google Home ·

In un episodio andato in onda diversi anni fa della famosa serie televisiva americana Big Bang Theory si ironizzava sulle potenzialità umanoidi del software della Apple, Siri. Raj, il personaggio indiano che per patologica timidezza non riesce mai a parlare alle donne, acquista un iPhone4 sul quale è installato il suddetto programma, ovvero un assistente vocale con il quale poter interagire senza bisogno di digitare alcunché. Raj scopre che al contrario delle donne in carne e ossa, riesce con estrema disinvoltura a instaurare un rapporto con Siri, ovvero un simulacro di donna, al punto che se ne innamorerà perdutamente.

Pochi anni dopo, riprendendo lo stesso tema, Spike Jonze dirige il film Her, dove un uomo che conduce una vita semi-solitaria, in procinto di divorzio, con un lavoro rutinario trova come unico conforto dagli strazi di una vita monotona una relazione d’amore platonica con una “macchina”, anzi sarebbe meglio dire un sistema operativo, ovvero un’ intelligenza artificiale sprovvista di hardware. Nel film la relazione evolve in un’infatuazione reale, del tutto simile a quella tra due innamorati. Tanto avanzato è il software-partner acquistato da Theodore (il protagonista di Her interpretato da Joaquin Phoenix) che diventa persino difficile distinguerlo da un essere umano. Ma se ciò è possibile lo si deve — oltre alla capacità dello sviluppo tecnico che permette all’algoritmo di saper gestire una conversazione, di saper imparare, di “sentire” le emozioni, e perfino di apprendere il senso dell’umorismo — al fatto che l’intelligenza artificiale è dotata di una voce in tutto e per tutto simile a quella di una persona reale. Si saranno ispirati a questi precedenti cinematografici i creatori di Google Home, ovvero l’ultimo dei gadget tecnologici creati dalla multinazionale californiana: un altoparlante intelligente collegato a wifi con funzioni vocali in grado di riprodurre musica, rispondere a domande e controllare altri dispositivi per tutta casa e il tutto con una voce assolutamente realistica, lontano da quel Siri dell’iPhone che già appare archeologia tecnologica.
Google Home è infatti innanzitutto un assistente vocale, ed esegue le azioni tramite comandi vocali. Può riprodurre musica, inclusi Spotify e Google Play Music, è particolarmente ispirato nella scelta di brani random, ed eccelle nell’anticipare i nostri brani preferiti.
Al di là della riproduzione dei contenuti multimediali, Google Home ha accesso a tutti i nostri dati personali se siamo utenti di Google (chi non lo è?) e può estrarre informazioni dal nostro calendario Google come da altri servizi Google. Appena svegli ci darà un’istantanea dei nostri appuntamenti mattutini, ci dirà il tempo che fa — una delle funzioni più utilizzate sui nostri devices — risparmiandoci la consolidata abitudine, diventata necessità fisiologica, di prendere in mano lo smartphone come primo gesto giornaliero.
L’assistente virtuale di Google Home risponde con maggiore personalità di quanto possa fare anche il Siri dell’ultimo iPhone7, e soprattutto riesce a capire i sottintesi che rimandano alla richiesta vocale fatta precedentemente, un inedito assoluto. Ad esempio possiamo domandare «chi è il presidente degli Stati Uniti?» e ricevere immediatamente una risposta, cosa fin qui abbastanza banale, ci riuscirebbe anche Siri del nostro iPhone. Ma se subito dopo si domanda: «chi è stato il suo precedessore?», Google Home riesce a collegare questa domanda alla precedente dando una risposta esatta, dove Siri avrebbe invece “stupidamente” fatto una ricerca dell’intera frase generica “chi è stato il suo predecessore”, dando dunque una risposta errata.
Ma la principale innovazione è che non c’è alcuno schermo collegato a Google Home, il ché diventa un indizio su quelli che potrebbero essere i futuri sviluppi dell’elettronica, visto che fino a ora tutti ci avevano raccontato che la società del futuro sarà una società basata sull’immagine: con Google Home in casa il futuro è suono.
Infatti lì dove l’assistente vocale dei nostri iPhone alla richiesta di una qualunque ricerca sul web mostra una schermata dalla quale noi dobbiamo poi leggere o interpretare il risultato, Google Home con la sua voce vellutata ci legge direttamente la risposta, risparmiandoci anche questa ennesima fatica.
Ci eravamo infatti abituati a non dover più compiere quell’immane sacrificio di memorizzare numeri e nozioni in quanto li potevamo trovare tranquillamente tutti sul web, e ora l’ultima grande rivoluzione tecnologica ci dice che quei numeri e quelle nozioni che abbiamo ripescato senza alcuna fatica dall’oceano di dati in rete non servirà neppure leggerli: decifrare i segni di una scrittura è roba passata, basta saperla pronunciare una lingua, scriverla diventerà superfluo, se non ci credete basta chiedere a Google Home.

di Cristian Martini Grimaldi
 

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

11 novembre 2019

NOTIZIE CORRELATE