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Un esodo dimenticato

· «Juifs en pays arabes. Le grand déracinement 1850-1975» del francese Bensoussan ·

Pur nelle diverse sfumature è la storia di una civiltà unitaria

Gli ebrei che vivevano nei Paesi arabi nel 1948 erano fra ottocentocinquantamila e un milione. Nel 1976, ne erano rimasti solo venticinquemila. Nello spazio di una generazione, cioè, quasi tutti gli ebrei avevano lasciato i Paesi dove vivevano da generazioni. Un esodo immane, poco considerato dalla storiografia, di cui ora traccia una storia globale Georges Bensoussan, storico francese autore di molti studi importanti e responsabile editoriale del Mémorial de la Shoah di Parigi. Juifs en pays arabes. Le grand déracinement 1850-1975 (Paris, Tallandier, 2012, pagine 966, euro 34,90) analizza la storia degli ebrei nei Paesi arabi dalla metà circa dell'Ottocento fino al 1975, focalizzando in particolare l'obiettivo su Iraq, Yemen, Marocco, Libia ed Egitto, Paesi significativi per la storia della presenza ebraica. Una storia che, pur nelle diverse sfumature, l'autore riconosce come quella di una civiltà unitaria.

Il libro si avvale di una ricerca minuziosa compiuta principalmente negli archivi dell'Alliance Israélite Universelle (organizzazione internazionale ebraica fondata in Francia nel 1860 per promuovere i diritti degli ebrei) e sulle fonti diplomatiche. Con il suo ostinato ricorso alle fonti, l'autore smonta le due opposte leggende sulla coabitazione di ebrei e musulmani negli Stati arabi: da una parte una leggenda nera fatta per quanto concerne gli ebrei solo di distruzioni e di storie lacrimose, dall'altra una leggenda rosea, più corrispondente alle buone intenzioni del modo multiculturale di oggi, di una pacifica simbiosi tra i mondi rotta solo dal colonialismo e poi dal sionismo. Il quadro che Bensoussan traccia è in realtà quello di una durissima dominazione degli ebrei sotto lo statuto giuridico della dhimma, la norma che regolava la vita degli infedeli ebrei e cristiani nei Paesi islamici, ben lontano dalle diffuse immagini edulcorate di simbiosi, fatto che ha sollevato polemiche al primo apparire del libro in Francia nel maggio di quest'anno e altre sembra destinato a suscitarne.

La nascita dello Stato di Israele trasforma poi gli ebrei dei Paesi arabi in ostaggi. Comincia l'esilio, tramontata l'illusione di poter essere cittadini arabi di fede ebraica, come nelle intenzioni del progetto ottocentesco dell'Alliance. Seicentomila ebrei giungeranno nello spazio di una generazione in Israele, gli altri troveranno spazio nelle metropoli europee e nelle Americhe.

Un esodo dimenticato che Bensoussan, ebreo di origine marocchina, ricostruisce nei particolari, per restituire memoria agli obliati e dignità agli umiliati. Umiliati nei Paesi arabi ma anche nei loro rapporti con l'ebraismo europeo, che li schiaccia sotto la memoria della Shoah omettendo come marginale la loro tragedia e anche nella stessa patria d'arrivo, Israele, dove la preponderanza di un'élite politica e culturale europea farà mettere a lungo tra parentesi la loro storia. Quella di Bensoussan è la prima opera d'insieme, attentamente e seriamente documentata, sulla storia degli ebrei d'oriente e del loro esilio, e anche la prima che, al di là delle vicende politiche, tenti di restituire questa storia oltre che dall'esterno anche dall'interno, «nelle sue credenze, nelle sue pratiche collettive, nel suo inconscio sociale».

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