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Il grande scandalo della carità

· ​Solitudine e misericordia nell’opera di Madeleine Delbrêl ·

«In ognuno c’è qualcosa che non sarà mai compreso da nessuno» scrive Madeleine Delbrêl (1904-1964) nei suoi appunti. «È questa solitudine rudimentale — continua Madeleine — che dobbiamo accettare in primo luogo». La profonda consapevolezza del mistero che si nasconde dietro ogni volto umano non ha mai abbandonato questa donna allegra, intelligente, sensibilissima, mai indulgente verso se stessa, che con la sua umiltà operosa ha cambiato il volto della città dove ha speso tutta la sua vita terrena, Ivry-sur-Seine, accompagnando intere generazioni di lettori alla scuola della misericordia divina. Assistente sociale, mistica della ferialità, di un quotidiano che diventa eroico e infinitamente affascinante se vissuto dentro la luce calda dell’amore di Dio, il suo itinerario parte paradossalmente dal riconoscimento del proprio radicale, irrimediabile nulla. E da un moto di rabbiosa ribellione verso l’apparente strapotere del male: «la morte, da parte sua, gode di ottima salute» scrive una Madeleine adolescente e fieramente atea prima di lasciarsi conquistare dalla sorprendente, scandalosa forza dell’amore di Dio.

E proprio La misericordia, il grande scandalo della carità (Milano, Gribaudi, 2016, pagine 95, euro 7,50) è il titolo che hanno scelto Gilles François e Bernard Pitaud, gli autori di un libro che racconta alcuni aspetti poco conosciuti della vita della scrittrice, a partire da uno degli oggetti personali che gli erano più cari, per fortuna giunto fino a noi, il suo erbario — così chiamava il suo libro delle ore, gonfio di foto, lettere, fiori secchi, elenchi di nomi, ritagli di giornale sotto la copertina in cuoio grezzo — segno visibile di una vastissima, capillare rete di carità vissuta, una litania sui generis fatta di storie di dolore e guarigione, «rifugio immenso e dolce per tutta questa gente la cui vita palpita intorno a noi».

di Silvia Guidi

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23 agosto 2019

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