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Alla ricerca di Shakespeare

· Quattrocentocinquant’anni fa, il 23 aprile 1564, la nascita del Bardo ·

Shakespeare è sempre sulla bocca di tutti, spesso (ma non sempre) a proposito e con una fantasmagorica creatività. E in quest’ultima decade di aprile Shakespeare è persino più mediaticamente visibile del solito e ancora più legittimamente.

Una scena da «RIII. Riccardo III» di Alessandro Gassman (2014)

 Ciò perché proprio il 23 aprile ricorre il primo dei due anniversari shakespeariani — quello dei quattrocentocinquanta anni dalla nascita (1564) — che imperverseranno tra l’anno in corso e il 2016, quando verranno invece celebrati i quattrocento dalla sua morte (1616). Non sorprende, pertanto, che, pur nascondendosi tra le maglie del world wide web, qualcuno cominci audacemente a domandarsi se così non potremmo persino finire per annoiarci del Bardo. Si può così provare a viaggiare tra i testi shakespeariani in cerca di una lettura insoliti, che tocchi ad esempio i temi dell'economia e del rapporto dell'uomo con il denaro. Ne può uscire confermato sia il nostro enorme debito nei confronti del genio intellettuale del Bardo di Avon, sia la sua capacità di raggiungere con le risorse artistiche e culturali del suo tempo il traguardo antropologico e epistemologico della totalità dell’esperienza umana, per la quale non si danno relazioni pericolose, ma solo un’umanità integrale da vivere e da comprendere, magari seguendo anche una delle intuizioni fenomenologiche di Jean Starobinski: «Tra i due estremi — ridurre il testo a semplici parole o ridurre il testo esclusivamente al suo rapporto con il mondo — ho sempre preferito tenere assieme testo e mondo senza mai perdere di vista le specificità dell’uno e dell’altro».

Enrico Reggiani

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15 settembre 2019

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