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Un ebreo gioioso

· ​«L’esprit du Judaïsme» di Bernard-Henry Lévy ·

Bhl è una sigla che si decritta all’istante: Bernard-Henry Lévy, filosofo, combattente sulle barricate dalla Bosnia all’Ucraina, da Darfour alla Libia, manager d’industria, scrittore. La sua ultima ricerca, molto attesa, L’ésprit du Judaïsme (Grasset, Parigi, 2016, pagine 438, euro 22), si riallaccia e riprende le tesi di Testamento di Dio, pubblicato ben trentasette anni fa.

Il filosofo francese

 

Chi legge viene accompagnato nell’itinerario intellettuale, familiare e personale dell’autore che entra da filosofo ebreo negli interrogativi che oggi scuotono le società e gli animi. L’opus — intenso come un libro “di combattimento”, di vita vissuta — raccoglie lo scavo di decenni e propone un lessico personale di cui bisogna prendere atto per poter comprendere gli svariati e colti stimoli, gli aspetti politici, metafisici e teologici, partendo da Roma giungendo alla Repubblica d’Oltralpe, perché «il popolo francese è, più di altri, un popolo portatore di valori universali e astratti». Lo scrive Cristiana Dobner aggiungendo che il dittico La gloria degli ebrei e La tentazione di Ninive ci porta sempre al vissuto odierno, grazie a interrogativi filosofici che si stendono su tutto il libro in una meditazione inesausta. La dimensione teologica, dogmatica e dottrinale ebraica non ha la meglio sulla riflessione filosofica critica, perché Lévy non intende muoversi sulla linea tracciata dalla dimensione teologica ma su quella storica, sia politica che della storia del pensiero. Quindi è un’indagine che percorre secoli di pensatori e di cultura. In una duplice dimensione: rivolta all’interno, dove la conoscenza delle fonti rabbiniche attesta lo studio quotidiano; rivolta all’esterno con gli impegni, non solo politici ma ampiamente umani, e con la creazione di una lingua specifica. I lemmi, interdipendenti, del lessico si possono individuare rapidamente: la gloria, l’elezione, l’identità e lo studio. Quale la loro accezione? La gloria: l’ebraismo inteso come principio d’emancipazione per l’alterità, per la responsabilità verso il mondo, nel rapporto all’altro; l’intera avventura del pensiero ebraico alla scuola dei maestri Emmanuel Lévinas, Franz Rosenzweig, Benny Lévy e Albert Cohen, dai greci a Marcel Proust, da Rashi ad Auschwitz. La gloria si declina strettamente con il lemma successivo, l’elezione: la tentazione di Ninive oppone all’idea di popolo eletto quella di piccolo popolo, che diventa tesoro di Dio. Un popolo sabbia «che vuol dire la moltitudine ma anche, il silenzio, la mobilità tacita e leggera, la duttilità, la leggerezza», l’ebraismo considerato un universale-segreto. Lévy passa dal Giona biblico al Giona odierno: dove vive? dove si trova? E proprio Giona si rivela il modello profetico dell’autore, la figura che lo sollecitò ad andare a combattere in Libia. Modello biblico per incarnare un modello di aiuto umanitario: l’impegno di Lévy si comprende e si illumina proprio dalla sua lettura di Giona.

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24 maggio 2019

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