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Un dono speciale

· Intervista a suor Ana Rosa Sivori, la cugina di Francesco missionaria in Thailandia ·

Tra le persone che Papa Francesco incontrerà nel suo imminente viaggio apostolico in Thailandia, c’è anche sua cugina suor Ana Rosa Sivori. La religiosa, 77 anni, fa parte delle Figlie di Maria Ausiliatrice e presta la sua opera nella scuola femminile Saint Mary, una delle cinque che la congregazione ha nel paese. Il suo ruolo, durante la visita del Pontefice, sarà anche operativo, considerato che farà da interprete al Papa in occasione di alcuni incontri. Intervistata da Vatican News, suor Ana Rosa ricorda che è arrivata in Thailandia da più di 50 anni e, in questo lungo periodo, «veramente c’è stato un grande cambiamento e la nazione continua a cambiare. Sono venuta — spiega — come missionaria per aiutare questa gente a conoscere Gesù. Come dice anche Papa Francesco, riprendendo Benedetto XVI: non si tratta di fare proselitismi ma di stare con loro, fare che loro conoscano Gesù».

Papa Francesco incontrerà anche i malati, le persone disabili e il personale medico del Saint Louis Hospital. Che realtà è quella?

Quest’ospedale che visiterà Papa Francesco è un ospedale cattolico. Ci sono due ospedali cattolici. Uno dei camilliani, e questo di San Luigi che è dell’arcidiocesi di Bangkok. Perciò l’atmosfera religiosa dentro questi ospedali è più cattolica che buddista e la gente ci sta molto volentieri. Il Papa andrà a vedere il San Luigi perché è attaccato alla nunziatura. Gli ammalati che lui potrà vedere e potrà salutare sono quasi tutti buddisti, però tengono a questo incontro perché sentono che Papa Francesco è una persona straordinaria. Lo vedono in televisione e allora si sono iscritti per fare questo incontro.

Ma qual è il sentimento generale per questa visita?

Il suo arrivo qui è una grande benedizione e un dono speciale per tutta la Thailandia. Tutti qui vogliono andare, vogliono vederlo... Noi diciamo: preparatevi perché quello che vi dirà o quello che vedrete deve essere uno sprone per la vita, per la vita personale di ciascuno. E speriamo che dopo la visita del Papa ci sia un’altra misura della vita, che non sia troppo banale, che sia più spirituale.

Di che cosa parlate quando vi incontrate, quando vi sentite per telefono?

Lui mi chiede di come scorre la vita in Thailandia. Parliamo di cose normali tra due persone che si incontrano dopo tanto tempo, ma non di qualcosa di specifico.

L’ultima volta che l’ha incontrato quando è stato?

A marzo del 2018, perciò un anno e mezzo fa.

Vi sentite per telefono, periodicamente?

No. Io quando devo scrivere, scrivo la lettera e la passo tramite il Vaticano, tramite la nunziatura.

La figura di Papa Francesco come è vista in Thailandia? Che cosa è apprezzato di lui nel Paese?

La sua vicinanza alla gente, la sua semplicità, la sua coerenza... perché quello che dice, che insegna, lui lo vive e si vede come vive lui, semplicemente, è molto austero con se stesso e perciò quello la gente lo apprezza moltissimo. Loro dicono: sembra uno di noi, uno della gente. E questo lo dicono i buddisti! Molti buddisti dicono: “A me piace sentirlo parlare. Lui parla chiaro, parla semplicemente, in modo che tutti possono capire”. Questo veramente lo sentono. E adesso tutti hanno la “pope fever”, così la chiamano: tutti sono in agitazione perché vogliono vederlo, vogliono venire a Bangkok.

di Alessandro Guarasci

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15 dicembre 2019

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