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​Un discorso di pace
da opporre alle tesi jihadiste

· ​Le linee del Consiglio francese del culto musulmano guidato da Anouar Kbibech ·

Rinnovare il pensiero islamico, attraverso la creazione di un consiglio di intellettuali musulmani, e la pratica religiosa, grazie all’aiuto di un consiglio teologico pluralista, per meglio comprendere il Corano e lottare contro le teorie jihadiste: sono questi i principali obiettivi del “nuovo” Consiglio francese del culto musulmano (Cfcm) guidato da Anouar Kbibech, presidente del Raggruppamento dei musulmani di Francia (Rmf), che dal 1° luglio ha preso il posto di Dalil Boubakeur, rettore della Grande moschea di Parigi.

 Un passaggio di consegne non di poco conto visto che l’Rmf è “vicino” al ministero degli Habbous del Marocco mentre la Grande moschea di Parigi è considerata in qualche modo “legata” all’Algeria. E in passato le due comunità (marocchina e algerina) si sono disputate più volte, non senza polemiche, la presidenza del Cfcm.

Come informa il quotidiano «la Croix», giovedì scorso Kbibech, 53 anni, marocchino di Meknès, ingegnere in telecomunicazioni, ha illustrato le linee programmatiche del suo mandato. L’occasione per riaffermare l’intenzione di puntare a una «cultura del risultato»: bisogna «dire ciò che si fa e fare ciò che si dice», ha osservato, auspicando che la presidenza a turno (il suo incarico durerà due anni) e collegiale favorisca un lavoro più efficace nel Cfcm. Ma sarà attraverso l’istituzione di un «consiglio di intellettuali musulmani» e di un «consiglio teologico pluralista» che si penserà al futuro dell’islam in Francia e all’elaborazione di un “contro-discorso” da opporre alle tesi jihadiste. Il neo presidente ha tenuto a distinguere il suo progetto dal Consiglio teologico musulmano di Francia (composto da nove membri) creato il 25 maggio a Parigi da teologi, imam ed esperti venuti da tutto il Paese. «Il nostro consiglio teologico — spiega — sarà pluralista e radunerà le differenti tendenze dell’islam». Questa apertura è rivolta soprattutto alle decine e decine di moschee che sono sotto l’influenza salafita, per «ricondurre alla ragione» coloro che sono inclini a ripiegarsi su se stessi. Davanti a crimini compiuti in nome dell’islam, «noi continueremo a condannare questi atti, consapevoli tuttavia che bisogna anche agire contemporaneamente», ha dichiarato Kbibech, annunciando una serie di conferenze sul radicalismo e sulle raccomandazioni pratiche che esso ha sviluppato: «Non si può negarlo: dobbiamo riconoscere che letture estremiste, interpretazioni erronee di certi versetti possono spiegare questa violenza».

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11 dicembre 2019

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