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Un direttore spirituale
deve intanto
conoscere se stesso

· Le voci delle donne ·

«Per un direttore spirituale la Prudenza è soprattutto sapere quando ascoltare e quando parlare, ma ancor più è conoscenza di sé: se non conosciamo noi stessi, e quindi non possiamo essere onesti con noi stessi, come possiamo conoscere e dirigere qualcun altro?». Per suor Gemma Simmonds — docente di Teologia Dogmatica al Margaret Beaufort Institute of Theology di Cambridge, presidente emerito della Catholic Theological Association d’Inghilterra, direttrice dell’Istituto per la Vita Consacrata di Gran Bretagna, ma soprattutto formatrice di futuri direttori spirituali — la Prudenza è un tema molto personale, indispensabile nella pratica del discernimento, elemento centrale sia del suo insegnamento che del carisma della Congregatio Iesu, la congregazione ignaziana di cui fa parte. «Un direttore spirituale prudente — riprende suor Gemma — è in contatto con i propri bisogni e le proprie vulnerabilità, ed è attento a quelli prima di essere attento a quelli degli altri. Per questo ai miei studenti raccomando di essere misericordiosi. E di ascoltare senza stancarsi il popolo di Dio. «Se siete in dubbio — gli ricordo e ricordo a me stessa — pregate, e parte di questa preghiera dovrà essere chiedervi come vi sentite, da dove provengono i vostri pensieri, quindi guardate a Gesù e chiedetevi come ha risposto in situazioni simili. Domandare a Lui di essere la nostra guida è indispensabile per ogni prudente direttore spirituale». «Prudente — prosegue — è colui che vede prima, che guarda oltre le cose contingenti con speranza e coraggio. Per cui la virtù della Prudenza non è timore, circospezione o paura di decidere, ma proprio il contrario: cioè lettura attenta del presente, riflessione e discernimento per agire bene. Questo cerco di comunicare ai miei studenti. D’altra parte il discernimento non è qualcosa che si possa insegnare come materia astratta. Deve essere collegato ai contesti reali. Io insegno quello che Sant’Ignazio stesso ha insegnato e praticato sul discernimento, ma poi faccio riflettere i miei studenti sulla loro vita reale: come hanno preso una decisione in una data situazione? Quali fattori hanno contribuito a quella scelta? La Prudenza, dico loro, è soppesare i vari elementi di una situazione e trovare un equilibrio tra la teoria morale e il contesto vivente». Una pratica che mette in gioco capacità critiche e cuore. «Indubbiamente non è facile essere prudenti. Papa Francesco incoraggia sempre a considerare le regole e gli orientamenti nel quadro delle situazioni pastorali. Sant’Ignazio, nelle Costituzioni gesuite, dà spesso direttive chiare e dettagliate, ma poi aggiunge: «O secondo le persone e i luoghi». Egli presume che i suoi dovranno trovare un prudente equilibrio tra le norme e le esigenze della situazione reale, che potrebbe non essere la stessa che aveva previsto mentre scriveva le Costituzioni. E parla anche della «legge dell’amore, scritta sul cuore». Questo non significa che la legge della Chiesa non abbia importanza, ma, come dice il Vangelo, «il sabato è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per il sabato!». «Spesso mi chiedono se esista uno specifico femminile nella formazione spirituale. E anche se sono sempre diffidente nel dire “le donne fanno questo”, in generale, ho scoperto che agli uomini piace risolvere i problemi, nel senso che ascoltano, ma spesso con un solo orecchio, perché le loro menti sono impegnate a trovare una soluzione. Alle donne invece piace parlare dei problemi perché ritengono che parlarne porti sollievo, e lasciano che la soluzione emerga lentamente. Quindi forse un particolare dono femminile nella formazione spirituale può essere quello di ascoltare attentamente senza sentire il bisogno di imporre subito una soluzione dall’esterno. Una naturale Prudenza che è certamente dono dello Spirito». 

di Elisa Storace

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18 settembre 2019

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