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Un diplomatico che mente non raggiunge il suo scopo

· Il servizio alla verità e alla pace dopo la seconda guerra mondiale ·

Nel pomeriggio di martedì 26 giugno, si svolge all’ambasciata d’Italia presso la Santa Sede l’incontro «Diplomazia e verità», sessione  del Cortile dei Gentili promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura. Anticipiamo l'intervento del cardinale presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

Il binomio diplomazia-verità è provocatorio! Come conciliare la verità con la diplomazia generalmente considerata come sinonimo di furberia? Conviene, per primo, definire la diplomazia. Lasciamo da parte i clichés della diplomazia dei saloni o della tazza di tè, lasciamo riposare in pace Machiavelli. Prendo la definizione proposta da Philippe Cahier la manière de conduire les affaires extérieures d’un sujet de droit international à travers des moyens pacifiques et principalement la négociation. Per assolvere a tale missione, il diplomatico, quale rappresentante accreditato di uno Stato presso un altro Stato dovrà guadagnare la fiducia dei suoi interlocutori. E lì, proprio, entra in gioco la verità.

dopo la tragedia della seconda guerra mondiale, i responsabili delle nazioni si sono convinti della necessità di mettere la diplomazia a servizio di una verità che sarebbe normativa delle verità nazionali particolari. Il diplomatico si trova quindi in una nuova situazione di fronte alla verità: mentre ieri era unicamente al servizio degli interessi nazionali del proprio Paese, intesi nel senso esclusivo che il suo Governo conferiva loro, oggi deve pure testimoniare una doppia fedeltà: una al proprio governo, un’altra alla missione di giustizia e di pace in opera a livello mondiale e alla quale il suo Paese è tenuto a partecipare, dato che è membro della famiglia delle nazioni firmatarie della Carta delle Nazioni Unite.

Però, la mia esperienza mi fa affermare che un diplomatico che mente, raramente giunge al suo scopo. Mi sembra che la verità, invece, serva la causa della Pace, contribuisca a smussare le intransigenze delle persone, e a medicare le ferite dei popoli ingiustamente trattati, a capire le cause delle situazioni. Dovrebbe essere sempre evidente che la diplomazia è al servizio della realizzazione dell’uomo, e dell’armonia della società. Facendo la verità in sé e attorno a sé, il diplomatico sarà portato all’incontro, al dialogo, e alla fraternità.

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26 aprile 2019

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