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Un cuore solo e un'anima sola

«La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un'anima sola» ( Atti degli apostoli , 4, 32). La celebre definizione della prima comunità cristiana fa da sfondo al sinodo per il Medio Oriente. Ed è l'immagine rievocata domenica mattina, XXVIII del tempo ordinario, nella basilica Vaticana, dove Benedetto XVI ha presieduto la celebrazione eucaristica con i padri sinodali, in occasione dell'apertura dell'assemblea speciale.

L'assise, che si concluderà tra due settimane, è stata infatti voluta per trovare nuove vie che possano garantire la continuità della presenza cristiana in quella vasta area che va dall'Egitto all'Iran e che comprende la Terra Santa. Una regione dove i cattolici sono circa sei milioni su una popolazione complessiva di 356 milioni, e dove la fede si esprime nella varietà delle tradizioni liturgiche, spirituali, culturali e disciplinari delle sei antiche Chiese orientali cattoliche sui iuris — copta, greco-melkita, siriaca, maronita, caldea e armena — come pure di quella latina.

I rappresentanti di tutte queste realtà si sono stretti all'altare della Confessione attorno al successore di Pietro. Un gesto significativo all'inizio di un cammino di riflessione che ha come tema «La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza». Un lavoro soprattutto pastorale, ma che — ha detto il Papa all'omelia — non può ignorare la delicata e drammatica situazione sociale e politica di alcuni Paesi dell'area.

Al canto delle Laudes regiae hanno fatto l'ingresso in basilica 177 padri sinodali e 69 presbiteri collaboratori del sinodo a vario titolo: circa duecentocinquanta casule con i colori liturgici delle varie tradizioni rituali. Una ventina di cardinali — tra i quali Tarcisio Bertone, segretario di Stato, e Angelo Sodano, decano del Collegio cardinalizio — con una decina di patriarchi, una settantina di arcivescovi e altrettanti vescovi, e dieci presbiteri hanno sfilato processionalmente precedendo il Pontefice. Seguivano gli arcivescovi James Michael Harvey, prefetto della Casa Pontificia, Félix del Blanco Prieto, elemosiniere, e i monsignori Georg Gänswein, segretario particolare, e Alfred Xuereb, della segreteria particolare.

All'inizio della celebrazione, il Papa ha introdotto il rito dell'aspersione dell'acqua benedetta, invitando a «pregare e riflettere insieme», per un confronto «sulle sfide e le opportunità che incontra in questo tempo la Chiesa in Medio Oriente». Alla liturgia della Parola le letture sono state proclamate in inglese la prima, in italiano il salmo responsoriale e in francese la seconda. Il Vangelo di Luca è stato intonato in latino dal diacono Cristobal Vilarroig e in greco dal padre Manuel Nin.

Alle preghiere dei fedeli le intenzioni sono state elevate in inglese, arabo, turco, ebraico e farsi. Particolarmente significative le invocazioni nelle lingue della regione: in arabo si è chiesto di rafforzare i legami di comunione con il Successore di Pietro, in turco che le vie del dialogo e dell'azione diplomatica favoriscano lo sviluppo della laicità positiva degli Stati e la promozione dei diritti umani, in ebraico che il mondo orientale sappia aprirsi ai valori positivi dell'occidente e tutti insieme collaborino per la costruzione delle reciproche conoscenza e tolleranza. Infine nell'antica lingua persiana — parlata in Iran, ma anche in Tadjikistan, Afghanistan e Uzbekistan — si è auspicato che i cristiani con la loro integra testimonianza di vita incoraggino anche gli altri a far parte del gregge guidato dal buon pastore Gesù.

All'offertorio una rappresentanza di quattro religiose e quattro laici uditori ha portato i doni all'altare. La processione offertoriale è stata accompagnata dal canto Ubi caritas e da quello in arabo e in siriaco Pane della vita, eseguito dal coro interrituale dei Pontifici Collegi Orientali in Roma.

Con Benedetto XVI sono saliti all'altare per la preghiera eucaristica: i presidenti delegati ad honorem del sinodo, i cardinali Nasrallah Pierre Sfeir, Patriarca di Antiochia dei Maroniti, e Emmanuel III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei; i presidenti delegati, cardinale Leonardo Sandri, prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, e Sua Beatitudine Ignace Youssif III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri; il relatore generale, Sua Beatitudine Antonios Naguib, Patriarca di Alessandria dei Copti; il segretario generale, arcivescovo Nikola Eterovic, e il segretario speciale, monsignor Joseph Soueif, arcivescovo di Cipro dei Maroniti.

Hanno partecipato al rito, tra gli altri, undici cardinali, gli arcivescovi Fernando Filoni, sostituto della Segreteria di Stato, e Dominique Mamberti, segretario per i Rapporti con gli Stati, i monsignori Ettore Balestrero, sotto-segretario per i Rapporti con gli Stati, e Fortunatus Nwachukwu, capo del Protocollo, numerosi presuli e prelati della Curia Romana, e il direttore del nostro giornale.

La celebrazione si è conclusa con il Trisagion cantato in siriaco, greco, arabo e latino.

La relazione del segretario generale

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22 agosto 2019

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