Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

Un cuore
che vede

«Quando sarò elevato attirerò tutti a me». Venerdì sera è stato il momento dell’elevazione e tutti gli occhi del mondo sono stati puntati su quella croce, il “trono” di un re che non è di questo mondo.

Tutti gli occhi puntati, a guardare; ma anche a vedere? Quando Pasolini incontrò Madre Teresa di Calcutta appuntò sul suo diario dall’India che Madre Teresa è una piccola suora albanese che «quando guarda, vede».

Nelle meditazioni scritte da suor Eugenia Bonetti, questa piccola suora milanese, ritorna l’invocazione “Signore, aiutaci a vedere”, che il Papa ha fatto sua nella riflessione orante con cui si è concluso il rito della Via Crucis al Colosseo. «Signore Gesù, aiutaci a vedere nella Tua Croce tutte le croci del mondo» ha ripetuto il Papa e poi ha declinato il catalogo di queste croci del mondo.

I cristiani sono educati a vedere nelle altre persone dei fratelli, a scorgere nel volto del prossimo sofferente il volto di Cristo, nostro Primogenito. Venerdì sera il Papa ha invitato i cristiani ma anche tutti gli uomini del mondo a contemplare il crocifisso e quindi a volgere lo sguardo verso le altre croci sparse nel mondo, spesso così vicine da sfuggire alla vista di un cuore distratto. Perché è il cuore l’organo della vista. Benedetto XVI nella sua prima enciclica ricorda che il programma del cristiano è «il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù — è un cuore che vede» (Deus caritas est, n. 31).

La prima croce è quella «delle persone affamate di pane e di amore», perché “non di solo pane vive l’uomo”, fame di amore e sete di giustizia e di pace. Ma esistono tante croci, ognuna di queste sedici categorie che il Papa ha elencato meriterebbe una profonda riflessione: c’è la croce della solitudine di chi è abbandonato «perfino dai propri figli e parenti», la croce forse più diffusa nelle grandi città, soprattutto per gli anziani «che si trascinano sotto il peso degli anni e della solitudine». C’è la croce «dei piccoli, feriti nella loro innocenza e nella loro purezza» e la doppia croce delle persone consacrate, quelle fedeli alla vocazione che «si sentono rifiutati, derisi e umiliati» e quelli che «strada facendo, hanno dimenticato il loro primo amore» e lo stesso schema si ripete per tutti i figli di Dio, quelli emarginati perché fedeli e quelli che cadono sotto il peso della croce delle proprie fragilità e debolezze. E così è per la Chiesa fedele ma anche affaticata, che si sente «assalita continuamente dall’interno e dall’esterno». Infine ci sono quelli che vivono fuori dalla Chiesa, c’è la croce «delle persone che non hanno il conforto della fede» la croce «dell’umanità che vaga nel buio dell’incertezza e nell’oscurità della cultura del momentaneo».

La lotta è tra l’oscurità e la luce. Ancora una volta è un fatto di sguardo, di visione, di occhi e di cuore. Il cuore del pastore che prova compassione per il suo gregge, il popolo di Dio nella sua totalità che contiene chi resiste e rimane fedele e chi cade lungo il cammino. All’opposto ci sono i «cuori blindati», di quelli che non vedono la croce dei migranti e chiudono loro le porte per paura, «occhi egoistici» e «accecati dall’avidità e dal potere» che non vedono la croce «della nostra casa comune che appassisce».

Non basta allora guardare, né sforzarsi di farlo, è necessario chiedere aiuto all’altro, all’Altro, per riuscire finalmente a vedere.

Andrea Monda

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

20 luglio 2019

NOTIZIE CORRELATE