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Per un cristianesimo
incarnato

· Un invito a ripensare le parrocchie ·

«Il cristianesimo è ancora all’inizio della sua storia», dichiarava il cardinale Jean-Marie Lustiger. Partendo da questa affermazione di colui che fu arcivescovo di Parigi per 25 anni, Natalia Trouiller, saggista e studiosa francese, ha pubblicato recentemente un libro intitolato Sortir! Manifeste à l'usage des (derniers) premiers chrétiens (Parigi, 2019, Première partie, pagine 192, euro 17). Ed è proprio la storia a fungere da base alla sua riflessione per trovare le chiavi di lettura dei problemi dell’attuale società e in particolare l’allontanamento dei cattolici dalle rispettive parrocchie.

«La nostra epoca ha il corpo a pezzi, soffre collettivamente e individualmente; la sua carne è diventata così gravosa da non sopportarla più, il corpo sociale è aggredito da una moltiplicazione anarchica di cellule malate che si soffocano a vicenda, perché incapaci di irrigarsi mutualmente, mentre i corpi degli individui che la compongono sono martirizzati nel tentativo di raggiungere ideali inaccessibili», rileva l’autrice. Allora — ed è questo il pilastro del suo pensiero — quando l’intera società prova dell’avversione per il suo corpo, i cristiani devono interrogarsi sul senso dell’incarnazione. Questo perché questa malattia ha un nome, lo gnosticismo, che consiste nel credere che lo spirito sia infinitamente superiore a un corpo di cui bisogna liberarsi, o più grave ancora «credere che quello che a prima vista fa soffrire il corpo sia in realtà la salutare ripresa del controllo dello spirito sulla materia». Una malattia che appare periodicamente, ogniqualvolta una grave crisi si delinea all’orizzonte.

Allora, si interroga Natalia Trouiller, cosa possiamo fare, noi cristiani occidentali, per incarnare nuovamente l’uomo nel mondo, grazie alle nostre parrocchie? C’è urgenza, soprattutto se si considera che le parrocchie sono sempre meno frequentate e non riescono ad attirare nuovi fedeli. Purtroppo, si rammarica la scrittrice, le persone considerano troppo spesso che i sacerdoti sono un facsimile dei funzionari, il cui ruolo consiste nel redigere certificati di nascita o di matrimonio. Più preoccupante ancora, questo vale per le grandi città dove i sacerdoti sono più numerosi, le parrocchie vengono scelte secondo le proprie affinità, per ritrovarsi tra persone che la pensano nello stesso modo, quello che possiamo definire una «affinità elettiva», ben lontana dalla logica di fratellanza nel Vangelo. Ecco perché l’autrice lancia un appello urgente a... “uscire”. Martellando, è la sua intima convinzione, che il solo modo per uscire (e non rimanere sempre tra le stesse persone) è quello dell’evangelizzazione.

Al giorno d’oggi, dichiarava recentemente in un’intervista la studiosa, quando dedichiamo un po’ di tempo alla riflessione, scopriamo come il mondo è duro con i poveri, con le persone in cattive condizioni di salute. Se consideriamo le piaghe del nostro mondo, siamo chiamati a far corpo insieme. Il cristianesimo si è diffuso perché aveva le tre dimensioni dell’incarnazione: la chiesa, l’ambulatorio e la scuola, sottolinea l'autore, spiegando che il ruolo dei laici è oggi più che mai fondamentale. «Nel mio quartiere — prosegue la Trouiller — ci sono quattro case di riposo per anziani, ma quando la domenica si celebra l’eucaristia, soltanto due persone si avvicinano con un porta viatico: è mai possibile che ci siano soltanto due anziani che desiderano ricevere la comunione? Laddove mancano i sacerdoti, i laici devono prendere le loro responsabilità. Papa Francesco ha chiaramente ricordato che i poveri sono i tabernacoli viventi. E il giorno in cui ognuno di noi si occuperà veramente dei tabernacoli viventi, non mancheranno più i preti».

Conclude il saggio una serie di proposte concrete tra le quali citeremo la creazione e formazione di specialisti nei social media, l’insegnamento ai bambini dell’arte oratoria, per facilitare la parresia, l’impegno nella società civile, la trasformazione del catecumenato degli adulti in percorso missionario, senza dimenticare... la confessione.

di Charles de Pechpeyrou

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21 agosto 2019

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