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Un crimine che si nutre
della disperazione

· La denuncia dell’episcopato francese contro la tratta di esseri umani ·

Qualsiasi forma essa rivesta — sfruttamento sessuale, lavoro in condizioni di schiavitù, matrimoni forzati, commercio di organi e tessuti umani, accattonaggio, servitù — la tratta degli esseri umani rappresenta «un’ingiustizia e un crimine che in tutto il mondo colpiscono profondamente la dignità umana delle vittime». Infatti, la tratta «trae profitto dalle situazioni disperate in cui si trovano le vittime, vulnerabili e senza risorse». È quanto ribadiscono i vescovi francesi nella presentazione di un rapporto pubblicato in occasione della Giornata europea di lotta contro la tratta degli esseri umani, celebrata il 18 ottobre. Tale documento, realizzato in collaborazione con diverse istituzioni cristiane, tra cui la Caritas Francia, è stato reso necessario dal fatto che il fenomeno si estende sempre più e riveste nuove forme. Del resto già la costituzione pastorale Gaudium et spes del concilio Vaticano ii, citata dai vescovi, rilevava: «Mai come oggi gli uomini hanno avuto un senso così acuto della libertà, e intanto sorgono nuove forme di schiavitù sociale e psichica».

«Spesso si ritiene che il problema della schiavitù appartiene solo al passato, e che al giorno d’oggi la situazione è nettamente migliorata — commenta padre Thierry Magnin, segretario generale e portavoce della Conferenza episcopale francese (Cef) — senza dubbio c’è stato un notevole progresso della libertà nel mondo ma in molti paesi, tra cui la Francia, la tratta degli esseri umani prosegue e nuove forme di schiavitù si sviluppano». Il rapporto, spiega il sacerdote, «traccia l’incidenza della schiavitù nel mondo, per esempio per quanto riguarda lo sfruttamento minorile, il traffico di organi e tessuti umani o lo sfruttamento sessuale, con un accento particolare sull’Europa e la Francia, dove arrivano numerosi migranti che rischiano di essere sfruttati nel lavoro e subire violenze». Tuttavia il testo episcopale, nuovo numero della collana «Capire per agire», «non si limita a denunciare soltanto gli aspetti negativi ma propone alla Chiesa e ai cristiani soluzioni per rilevare queste sfide grazie alle associazioni, al Consiglio d’Europa e alle numerose organizzazioni civili che operano affinché la dignità di ogni essere umano sia riconosciuta».

Una prima sfida si presenta oggi alla Chiesa, indica il rapporto: imparare a riconoscere le vittime di ogni forma di sfruttamento o di tratta, per orientarle. Alle vittime dirette si aggiungono le numerose vittime collaterali, come le loro famiglie. Bisogna anche «essere determinati, a volte quasi spregiudicati, per aiutare ad aprire gli occhi su situazioni poco chiare». Un’altra sfida consiste nell’abbandonare i preconcetti: «Se lo sfruttamento sessuale delle donne costituisce la forma più palese di tratta, non è la sola: lavori forzati, schiavitù domestica, matrimoni forzati, accattonaggio, sono una piaga, un crimine contro l’umanità, una violazione della dignità». La tratta riguarda migranti e francesi, adulti e bambini, sottolinea il rapporto. Per sensibilizzare l’opinione pubblica è necessaria la collaborazione dei media.

I vescovi ritengono inoltre «importante avere un approccio globale», senza lasciarsi rinchiudere in uno schema particolare, «condividendo invece le esperienze dell’insieme degli attori».

La tratta di esseri umani è un fenomeno che affligge oltre 40 milioni di persone in tutto il mondo ed è in continua crescita. Ad attestarlo è anche il «Global Report on Trafficking in Persons», lo studio pubblicato a luglio dall’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine (Unodc) che lo scorso anno ha raccolto dati provenienti da 142 paesi. Se le donne sono oggetto di tratta soprattutto per motivi sessuali, gli uomini cadono soprattutto nella rete dello sfruttamento lavorativo, mentre i bambini spesso sono protagonisti nel turpe traffico di organi.

di Charles de Pechpeyrou

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15 novembre 2019

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