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Un Credo cantato «all’italiana»

· Il concerto offerto a Benedetto XVI dal presidente Napolitano ·

Il 5 maggio il presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano offre un concerto in onore di Benedetto XVI , in occasione del sesto anniversario del suo pontificato. Nell’aula Paolo VI, alle ore 18, l’Orchestra e il Coro del Teatro dell’Opera di Roma eseguiranno il Credo RV 591 per coro, archi e basso continuo di Antonio Vivaldi e lo Stabat Mater per soli coro e orchestra di Gioachino Rossini. Anticipiamo alcuni stralci del programma di sala.

È stato solamente nel Novecento che gli studiosi sono riusciti a chiarire molti degli aspetti della vita e della musica di Antonio Vivaldi (1678-1741), strappando la sua figura all’oblio cui era stato immeritatamente destinato subito dopo la morte. Nato in una delle città più musicali d’Italia, in una Venezia così felicemente contraddittoria e ancora prepotentemente barocca (...) Vivaldi coltiva ben presto le sue non comuni doti di suonatore di violino, sotto la guida dal padre.

La sua vita professionale deve molto alla collaborazione con il Pio Ospedale della Pietà, un’istituzione che si occupa dell’educazione di bambini orfani o disagiati, e che procurava, in particolare alle ragazze, una educazione musicale di primissimo livello. La qualità dei loro concerti è rinomata in tutta Europa, e sempre di più i migliori intellettuali (Jean-Jacques Rousseau, tanto per fare un nome) durante il loro rituale viaggio in Italia, non mancheranno di assistere ai loro concerti. Ed è anche grazie al confronto costante con tale grado di eccellenza dell’esecuzione musicale che Vivaldi porta a compimento quel processo storico di codificazione della forma concerto «all’italiana», riprendendo la lezione di Corelli e di Torelli e conferendo alla musica strumentale italiana una posizione ancor più di rilievo nel panorama europeo, se è vero che Johan Sebastian Bach ne rimane affascinato e talora anche influenzato nello stile.

Il Credo RV 591 per coro, archi e basso continuo, con molta probabilità era parte integrante di un più ampio ciclo di composizioni comprendente tutti i brani dell’ ordinarium Missae, commissionati al nostro musicista dall’Ospedale nel 1715. Il pezzo si articola in quattro sezioni, la prima delle quali (Credo) è caratterizzata da un concitato e serrato ritmo negli strumenti e una intonazione omoritmica e sillabica, assolutamente funzionale all’intellegibilità del testo, priva di particolari orpelli contrappuntistici e tutta tesa a sancire con chiarezza e solennità la professione di fede espressa dalla preghiera. Nella seconda sezione, Et incarnatus est, l’atmosfera cambia, e la concitazione lascia il posto a una misteriosa quiete, del tutto consona a esprimere il mistero dell’incarnazione del Verbo, in un contesto armonico sfuggente e mai definito. Le parti vocali, anche qui trattate prevalentemente in uno stile omoritmico e sillabico, disegnano a volte delle strutture più complesse che, coerentemente all’interpretazione del testo, rendono anche la percezione musicale alquanto più «misteriosa». Tutto ciò prelude alla terza sezione, Crucifixus , un capolavoro degno di stare alla pari con le migliori pagine di Monteverdi o di Carissimi, rappresentazione musicale di un «lamento», il cui gesto melodico e il ritmo singhiozzante sono funzionali all’espressione del dolore. Notevoli, verso la fine, l’utilizzo della scala cromatica discendente sulle parole passus et sepultus est , a sottolineare con evidenza drammatica il concetto della morte e della sepoltura. La quarta sezione, Et resurrexit , riprende il movimento iniziale e le sue caratteristiche espressive principali, discostandosene solo per il suggestivo finale, nel quale le voci accennano a un’esposizione di un motivo in stile fugato.

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24 febbraio 2018

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