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Un copione già visto

· Un’altra nave di migranti vaga nel Mediterraneo in cerca di approdo ·

I vescovi italiani ribadiscono il dovere dell’accoglienza

Un copione già visto quello assegnato alla nave Alan Kurdi della ong tedesca Sea Eye, che da ieri sera ha iniziato purtroppo l’ormai abituale ricerca di un porto dove poter sbarcare i 64 migranti soccorsi nel pomeriggio, con l’altrettanto ormai abituale prospettiva di decine di persone trattenute irragionevolmente in mare per giorni.

Un migrante soccorso nel Mediterraneo (Ap)

Il capitano dell’Alan Kurdi ha dato disposizioni per far alloggiare i migranti il più possibile al riparo, ma al tempo stesso ha sottolineato come «la nave non sia attrezzata per l’accoglienza di molte persone per molto tempo», e ha chiesto la possibilità di dirigersi verso un porto sicuro. L’imbarcazione della ong tedesca, anche in vista di un peggioramento delle condizioni meteo, è in navigazione verso nord, già in acque internazionali, ancora da definire se la rotta sia su Malta o sull’Italia.

Al momento l’Italia, attraverso il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, ha seccamente rifiutato la richiesta, chiamando in causa la Germania per la soluzione della questione. Malta non ha dato segnali di risposta e la guardia costiera libica ha fatto arrivare addirittura esplicite minacce alle navi delle ong, qualora dovessero entrare nelle acque territoriali del Paese nordafricano.

Ieri pomeriggio la nave della Sea Eye, unica imbarcazione di ricerca e soccorso presente nell’area di competenza libica, ha concluso le operazioni di soccorso di 64 migranti — tra cui dieci donne, cinque bambini e un neonato — che in situazione di emergenza, a bordo di un gommone, diciotto miglia a nord della città libica di Zuwarah, avevano lanciato un Sos. La nave era già nelle vicinanze perché sulle tracce di un gommone che il giorno prima aveva lanciato, tramite la piattaforma Alarm Phone, un Sos analogo rimasto purtroppo inascoltato dalle autorità libiche. La sua presenza ha permesso di salvare molte vite umane altrimenti destinate a un probabile naufragio.

Sul dramma dell’immigrazione che si consuma nel Mediterraneo si sono pronunciati oggi con una nota i vescovi italiani, a conclusione dei lavori del Consiglio permanente, e il presidente, cardinale Gualtiero Bassetti, intervenuto alla presentazione del rapporto sui migranti e sui rifugiati 2019 del Centro Astalli.

Il porporato ha dichiarato che i «migranti vanno soccorsi e non respinti in Paesi insicuri o terzi, anche perché ci prendiamo delle responsabilità se li affidiamo a terzi». «Sono diminuiti gli sbarchi in Italia ma aumentano i morti», ha aggiunto, per poi concludere sul decreto sicurezza: «Dico che è insufficiente e va mitigato».

I vescovi italiani nella nota finale del Consiglio permanente hanno nuovamente espresso con forza il «dovere dell’accoglienza, a cui lo stesso Santo Padre non cessa di richiamare» verso quegli esseri umani costretti, per varie ragioni, a lasciare i propri paesi d’origine, cercando rifugio all’estero. E molte diocesi hanno confermato la volontà di continuare a ospitare le persone che con il nuovo decreto sicurezza rischiano di perdere il permesso di soggiorno umanitario, «facendosene carico e promuovendo iniziative di sensibilizzazione dell’opinione pubblica e di raccolta fondi».

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21 luglio 2019

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