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Per un concreto salto in avanti

· Comincia il lavoro dei padri sinodali sulla terza parte dell’Instrumentum laboris ·

Nel momento in cui i padri sinodali hanno cominciato a dedicarsi alla parte più concreta del loro lavoro di studio sull’Instrumentum laboris, quella dedicata alle scelte operative e alle strategie pastorali, in aula è risuonata a più riprese la parola del Papa appena canonizzato, Paolo VI, che nell’Evangelii nuntiandi scriveva: «L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri». È stata una piena assunzione di responsabilità — con la consapevolezza degli errori commessi, la richiesta di perdono per gli scandali causati e l’impegno per un autentico rinnovamento che superi le pastoie del clericalismo — quella che ha attraversato la dodicesima congregazione generale del sinodo dei vescovi, tenutasi la mattina di martedì 16 ottobre.

Prima dell’inizio della congregazione, che ha visto la partecipazione di 254 padri ed è stata guidata dal cardinale John Ribat, presidente delegato di turno, Papa Francesco ha ricevuto un dono speciale dai vescovi francesi presenti al sinodo: 1500 cartoline di giovani che testimoniano la loro vicinanza al Pontefice.

Già nella breve meditazione durante la preghiera, il vescovo brasiliano Gilson Andrade da Silva, aveva richiamato il pensiero di Papa Montini, invitando la Chiesa a testimoniare il Vangelo, più ancora che con le parole, con la vita, con gesti concreti, accompagnando realmente i giovani nel loro cammino.

Concretezza alla quale ha fatto espresso riferimento anche il relatore generale, il cardinale Sérgio da Rocha, il quale, dopo aver sintetizzato la sessione di lavoro appena conclusa, ha presentato i temi della terza e ultima parte, quella intitolata: «Scegliere: cammini di conversione pastorale e missionaria». Una sezione, ha detto «entusiasmante per l’approccio pastorale e concreto». Dopo l’ascolto e il discernimento occorre ora «scegliere» per «rinnovare le pratiche pastorali e fare un concreto “salto in avanti nell’amore”».

Ecco allora una serie di domande molto dirette che accompagnano l’esame dei quattro capitoli che si succederanno nella lettura dei padri sinodali: Quale stile di Chiesa vogliamo proporre? Cosa siamo chiamati a dare ai nostri giovani? Quali sono le priorità dell’azione educativa e pastorale? Cosa fare per eliminare tutti quegli abusi che allontanano le persone dalla Chiesa? Quali spazi di partecipazione ecclesiale occorre dedicare ai giovani? Come promuovere il protagonismo giovanile in una realtà di clericalismo? Tante domande da affrontare con coraggio perché, ha sottolineato il porporato, «chi si pone domande è in grado di rimanere giovane».

E su alcuni di questi quesiti hanno cominciato a proporre riflessioni i venticinque padri sinodali intervenuti in mattinata. Prima di loro ha preso la parola un uditore, Percival Holt, presidente dell’Indian Catholic Youth Movement. Confrontandosi con la realtà del suo paese — così condizionata dalle tendenze della società occidentale come la spasmodica attenzione al guadagno, al successo, con le relazioni umane ridotte a un’istantaneità che mortifica, con tante sacche di povertà e di emarginazione — Holt ha sottolineato l’esigenza di avere veri pastori e anche il desiderio di vedere riconosciuto nelle strutture ecclesiali il grande potenziale delle nuove generazioni.

Tra i temi più volte toccati in diversi interventi c’è stato sicuramente quello del dramma delle migrazioni. Le strutture ecclesiali, è stato detto, molto possono fare per aiutare i giovani migranti nel loro processo di integrazione, per salvaguardare la loro identità religiosa e culturale, per aiutarli nel dialogo con le altre religioni, per fare fronte all’impoverimento di materiale umano nei paesi d’origine. Durante i tragici viaggi della speranza, i giovani migranti attraversano il territorio di tante diocesi, ma devono sentire che ovunque la Chiesa è la stessa.

Altro tema centrale è stato quello di un rinnovato impegno nel campo dell’educazione e della formazione per valorizzare il grande patrimonio giovanile per la Chiesa e per la società. Bisogna avere il coraggio di dare fiducia ai giovani, di alimentare la fiamma che arde nel loro cuore, di donare orizzonti alle loro speranze. Sono state proposte varie forme di partecipazione attiva dei giovani nelle strutture ecclesiali, a tutti i livelli, da quello universale a quello diocesano.

Al livello educativo e formativo fa riferimento anche la richiesta di una nuova pastorale giovanile vocazionale e di un impegno maggiore nella formazione sacerdatole. Serve, è stato detto, il giusto accompagnamento, non condizionato dal clericalismo, con una vicinanza fiduciosa che sappia davvero entrare nei cuori. Accompagnare senza schiacciare, è stato sottolineato. Non devono mancare le proposte forti, la chiarezza della morale, i valori del Vangelo: i giovani sanno puntare in alto. In questo senso è stata sottolineata anche la necessità per la Chiesa di rinnovare la sua capacità comunicativa, di essere davvero una Chiesa in uscita, che stia lì dove i giovani stanno, non dimenticando i tanti ambiti della loro vita sociale, dalla scuola, allo sport, fino ai luoghi di ritrovo. Anche le arti, come la musica, possono essere uno strumento utile di dialogo e di incontro.

Linguaggi da adeguare anche nella catechesi, ambito nel quale si dovrebbe maggiormente puntare alla formazione di giovani catechisti perché nessuno meglio di un giovane sa parlare di fede a un altro giovane.

Tra le iniziative pastorali è stato proposto il recupero e la valorizzazione della pietà popolare grazie a un coinvolgimento più diretto dei giovani che saranno così portati ad apprezzare l’immenso patrimonio della tradizione. Come quello che potranno riscoprire i giovani e i padri sinodali che, la mattina del 25 ottobre, potranno partecipare a un pellegrinaggio di sei chilometri sulla via Francigena fino a San Pietro.

Nel pomeriggio di lunedì 15 ottobre, durante l’undicesima congregazione generale, erano state presentate in aula — alla presenza del Papa e di 259 padri, sotto la presidenza del cardinale Bo — le quattordici relazioni dei vari circoli linguistici che hanno così sintetizzato il loro lavoro sulla seconda parte dell’Instrumentum laboris, riguardo alla quale sono stati suggeriti 216 modi collettivi.

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25 febbraio 2020

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