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Un colpo di genio portò la fede tra gli slavi

· I santi Cirillo e Metodio evangelizzarono con la lingua parlata dal popolo ·

Non sono passati ancora due anni da quando ho visitato Mosca. Girando per la grande capitale, mi sono trovato nella  piazza degli Slavi, di fronte alle due statue dei santi Cirillo e Metodio, alte alcuni metri, con ai loro piedi una dedica in lingua russa: «Ai santi Metodio e Cirillo uguali agli apostoli e primi maestri degli Slavi la Russia grata». Era stata una gradita sorpresa vedere come la venerazione dei due fratelli greci sia presente anche nella grande Russia, nella Chiesa ortodossa e nelle regioni dove prevale il rito bizantino-slavo. E non solo a Mosca, persino nella lontana Vladivostok, come pure a Odessa e in alcuni luoghi più piccoli. Grandi figure missionarie, Cirillo e Metodio  sono arrivati nell’anno 863 nella Grande Moravia, un’ampia regione che si estendeva attorno ai due lati del fiume Morava e scendeva al sud attraverso la Pannonia. Quindi, in quest’anno si celebrano i 1.150 anni dall’inizio della loro missione per la diffusione della fede tra i popoli slavi. Nell’863 Rastislav, re della Grande Moravia, chiese prima al Papa, ma senza successo, e poi all’imperatore bizantino Michele III espressamente «un vescovo e maestro che ci spieghi la vera fede nella nostra lingua slava».  L’annuncio della fede nella lingua conosciuta dal popolo fu il problema chiave della riuscita missionaria o dell’insuccesso, come lo è ancor oggi. Costantino e Metodio accettarono l’invito di recarsi in missione, ma prima si prepararono in maniera molto diligente e intelligente: facendo tradurre i più necessari testi biblici e liturgici nella lingua che le popolazioni slave capivano. Visto che l’alfabeto greco non poteva esprimere bene tutti i suoni di tale lingua, essi inventarono anche l’alfabeto chiamato «glagolitico».  Fu un colpo di genio dei due fratelli utilizzare questo metodo di evangelizzazione inculturata.

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22 luglio 2019

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