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Un codice garantirà in Francia  laicità e libertà religiosa

· I culti coinvolti dal Governo per riaffermare i principi fondamentali della Repubblica ·

Un «codice della laicità e della libertà religiosa» che avrà la forma di una raccolta di testi fondamentali e che sarà pronto alla fine del mese di maggio; un gruppo di lavoro interministeriale al quale prenderanno parte tutte le confessioni e che, prima dell’estate, dovrà chiarire le condizioni di applicazione del principio di neutralità del servizio pubblico e proporre le misure giuridiche appropriate; una «conferenza dipartimentale della libertà religiosa» che riunirà politici locali, responsabili dei servizi pubblici e rappresentanti religiosi, per garantire e favorire il libero esercizio del culto. Sono solo alcune delle misure del Governo francese, a favore della laicità, annunciate ieri a Parigi dal ministro dell’Interno, dell’Oltremare, delle Collettività territoriali e dell’Immigrazione, Claude Guéant, durante l’incontro con i rappresentanti della Conferenza dei responsabili di culto.

Il ministro ha sottolineato l’importanza del principio di laicità, che è affermato dall’articolo 1 della Costituzione del 1958 e che rappresenta uno dei principi organizzatori della società francese. Ha anche ricordato come lo stesso articolo reciti che la Repubblica assicura l’uguaglianza davanti alla legge di tutti i cittadini senza distinzione di origine, razza o religione, e rispetta tutte le credenze. Ma c’era bisogno — ha spiegato Guéant — di orientamenti nuovi per rafforzare la coesione nazionale e unire il Paese attorno ai suoi valori fondamentali. Prendono dunque corpo alcune delle proposte fatte il 5 aprile scorso dall’Unione per un movimento popolare (il partito al potere in Francia) al termine di un dibattito su laicità e islam che ha suscitato non poche polemiche.

Gli obiettivi sono di far meglio conoscere la laicità e la sua applicazione nella Repubblica, di riaffermare il principio di neutralità del servizio pubblico, di garantire e favorire il libero esercizio del culto. Riguardo questo ultimo punto, l’intenzione è di rafforzare i servizi di cappellania negli ospedali e nelle carceri, ricordare i dispositivi fiscali esistenti per il finanziamento del culto, garantire l’abbattimento degli animali secondo i riti religiosi e le regole di sicurezza sanitaria, rispettare le liturgie di ogni confessione (nell’osservanza dell’ordine pubblico), ribadire le disposizioni esistenti nel quadro della legge del 1905 per accompagnare la costruzione di nuovi luoghi di culto (sottolineando che è vietato qualsiasi finanziamento statale), porre fine alle preghiere per strada a Parigi e a Marsiglia, come già avvenuto a Nizza.

All’incontro di ieri a place Beauvau erano presenti, fra gli altri, il cardinale André Vingt-Trois, presidente della Conferenza episcopale, Moché Lewin, portavoce del Gran rabbinato, Joël Mergui, presidente del Concistoro israelita, Mohammed Moussaoui, presidente del Consiglio francese del culto musulmano, Dalil Boubakeur, rettore della Grande moschea di Parigi, il metropolita Emmanuel, presidente dell’Assemblea dei vescovi ortodossi, Claude Baty, presidente della Federazione protestante, e Olivier Wang-Genh, presidente dell’Unione buddista. Positivi i primi commenti. «Esiste una volontà di dialogo tra poteri pubblici e culti su questioni concrete», ha dichiarato Moussaoui.

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08 dicembre 2019

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