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Un cimitero
in nome dell’uguaglianza

· Stragi nella Cambogia di Pol Pot nel libro di Rithy Panh e Christophe Bataille ·

Più di un milione e mezzo di cambogiani, oltre un quarto dell’intera popolazione, sono stati assassinati tra il 1975 e il 1979, durante la dominazione dei khmer rossi (il termine khmer indica l’etnia cambogiana, l’aggettivo “rossi” designa i seguaci di Pol Pot). Un vero e proprio genocidio, di classe e non di razza, volto a eliminare tutta la popolazione cittadina e tutti coloro che erano in grado di leggere, scrivere, insegnare. 

Lo scrive Anna Foa aggiungendo che questo il quadro storico che fa sfondo allo straordinario libro L’eliminazione (Milano, Feltrinelli 2014, pagine 196 , 16 euro) scritto da un regista cambogiano insieme con uno scrittore francese, Christophe Bataille. Rithy Panh è nato a Phnom Penh nel 1964. Suo padre era un insegnante. Nel 1975 ha perduto nel genocidio i genitori e buona parte della sua famiglia ed è stato imprigionato, in condizioni terribili, in un campo di “rieducazione”. Nel 1979 è fuggito in Thailandia ed è poi riuscito a raggiungere Parigi, dove ha studiato ed è divenuto un regista di fama. Il genocidio è stato il tema dominante delle sue opere e lo è anche di questo suo libro, una sorta di autobiografia che prende la forma di un lungo colloquio tra l’autore e uno dei leader dei khmer rossi, che fu il capo dei torturatori del centro S21 di Phnom Penh, Kaing Guek Eav detto Duch, colpevole di aver ordinato la tortura e la morte di oltre dodicimila persone. Un colloquio questo tra Panh e Duch avvenuto ai margini del processo contro Duch, tenutosi in Cambogia nel 2009 ad opera di una Corte cambogiana sotto l’egida dell’Onu, e terminato nel 2010 con una condanna a trentacinque anni di carcere, commutata in appello nell’ergastolo. Il processo contro Duch fu il primo processo tenutosi in Cambogia contro i khmer rossi, a distanza di oltre trent’anni dal genocidio. Altri processi contro i massimi dirigenti dei khmer rossi si stanno attualmente svolgendo, mentre Pol Pot, il leader supremo, è morto nel suo letto in Camboglia nel 1998.

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