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Un cammino irrevocabile di fraterna collaborazione

· Il Papa invita ebrei e cattolici a rendere, pur nelle differenze, una testimonianza comune nel nostro tempo ·

Nella Sinagoga di Roma un minuto di silenzio in segno di solidarietà con le vittime del terremoto ad Haiti

Il cammino «di dialogo, di fraternità e di amicizia» tra cristiani ed ebrei è «irrevocabile». Va anzi confermato e rafforzato nel solco del concilio Vaticano II, che resta «un punto fermo a cui riferirsi costantemente» per superare ogni forma di pregiudizio o incomprensione. E per sanare una volta per tutte «le piaghe dell'antisemitismo e dell'antigiudaismo» che hanno segnato la storia dei rapporti tra i due popoli.
La visita alla comunità ebraica di Roma offre a Benedetto XVI l'occasione per ribadire che cristiani ed ebrei non hanno solo un grande «patrimonio spirituale in comune» ma anche uno stesso dovere di testimonianza e di collaborazione «di fronte alle sfide del nostro tempo». Il discorso del Papa guarda soprattutto al futuro, con l'invito a riscoprire nel Decalogo il «grande codice etico per tutta l'umanità» sul quale fondare un impegno «per la costruzione di un mondo più umano». Alla comunità ebraica il Pontefice indica un campo efficace di cooperazione nella «cura del creato», evidenziando al tempo stesso la necessità di lavorare insieme per la giustizia e la misericordia soprattutto verso i deboli e i bisognosi.
Nelle parole di Benedetto XVI non manca un esplicito richiamo alle ferite del passato. Il Papa ricorda che «la Chiesa non ha mancato di deplorare le mancanze di suoi figli e sue figlie» chiedendo perdono per i loro comportamenti. E soprattutto ribadisce la condanna della Shoah e dello «sterminio del popolo dell'Alleanza di Mosè, prima annunciato, poi sistematicamente programmato e realizzato nell'Europa sotto il dominio nazista». Senza dimenticare che, se «molti rimasero indifferenti» di fronte a quella tragedia, furono tanti anche i cattolici che «reagirono con coraggio, aprendo le braccia per soccorrere gli ebrei». La stessa Sede Apostolica — assicura Benedetto XVI — «svolse un'azione di soccorso, spesso nascosta e discreta».

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18 ottobre 2019

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