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Un cammino che continua per il bene dell’Italia

· Il documento conclusivo delle Settimane sociali dei cattolici ·

Approfondire e rilanciare lo studio della dottrina sociale della Chiesa, soprattutto nella sua parte relativa al «tema cruciale» della libertà religiosa. È una delle principali indicazioni contenute nel documento conclusivo della 46ª Settimana sociale dei cattolici italiani, svoltasi a Reggio Calabria nell’ottobre scorso. Il testo — intitolato «Un cammino che continua... dopo Reggio Calabria» — è stato presentato questa mattina a Roma dal vescovo d’Ivrea, Arrigo Miglio, Presidente del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane sociali, da Edoardo Patriarca, segretario del medesimo comitato, da Franco Pasquali, segretario generale della Coldiretti, oltre che da monsignor Domenico Pompili, direttore dell’Ufficio per le comunicazioni sociali della Conferenza episcopale italiana (Cei). A prevalere è il desiderio dell’impegno dei cattolici italiani per il bene comune del Paese. Impegno volto a «trasformare il vivere sociale» e che nulla deve concedere «alla paura, alla pigrizia, all’indifferenza o al cinismo».

Nelle giornate di Reggio Calabria — viene ricordato — «sono emerse con chiarezza le grandi responsabilità poste oggi di fronte ai cattolici italiani, con riferimento a ogni ambito della vita della civitas ». Al centro dei lavori vi è stata, infatti, l’individuazione di «un’agenda di speranza per il futuro del Paese». Compito sostenuto dal magistero di Benedetto XVI e dagli interventi dell’episcopato italiano che hanno posto la centralità della «questione antropologica» all’interno della più ampia questione sociale. In questa prospettiva il documento — la cui bozza è stata approvata nel corso del consiglio permanente delle Cei riunitosi ad Ancona dal 24 al 27 gennaio scorsi — incoraggia a proseguire il cammino intrapreso anche nell’orizzonte di due importanti appuntamenti: la beatificazione di Giuseppe Toniolo, fondatore delle Settimane sociali, e il Congresso eucaristico nazionale di Ancona.

Di qui, l’irraggiamento di una serie d’impegni che hanno nel bene comune il loro motivo ispiratore. In primo luogo, dunque, l’urgenza di rilanciare l’insegnamento sociale della Chiesa, quale «parte integrante della sua missione evangelizzatrice», con un’attenzione particolare alla riflessione sul tema, oggi di straordinaria attualità, della libertà religiosa. A ciò si aggiungono anche le sfide connesse con l’«emergenza educativa» e la conseguente importanza di «riconoscere come cruciale il ruolo di adulti capaci di essere maestri e testimoni, capaci di generare responsabilità e d’interpretare la grave crisi in cui oggi versa tale ruolo e la sua autorità».

Uno stimolo ulteriore ad approfondire le responsabilità e a cogliere le opportunità nella costruzione del bene comune viene anche dal 150° anniversario dell’unità d’Italia. In questa prospettiva, si sottolinea che «riprendendo a crescere, l’Italia può svolgere un ruolo decisivo là dove si decide e si esprime il ruolo planetario delle democrazie e delle società libere, il profilo istituzionale e le scelte dell’Unione europea, le sorti della pace come opus iustitiae nei vari scacchieri internazionali, le azioni di tutela a tutti i livelli dei diritti delle persone». Tuttavia, per tornare a crescere, il Paese ha bisogno di liberare risorse e creare nuove occasioni imprenditoriali e di lavoro. Occorre quindi «aggiornare il quadro normativo entro cui l’intraprendere si svolge».

Si arriva così al capitolo delle riforme, necessarie «a concludere in modo positivo una fin troppo lunga transizione delle istituzioni politiche». I primi temi sui quali riflettere e lavorare sono quelli da cui dipende il «consolidamento di una democrazia governante, rispettosa di un’articolazione coerentemente sussidiaria». Le questioni cruciali «riguardano le forme da dare al processo di rafforzamento dell’esecutivo — anche come condizione di più efficaci politiche di solidarietà — e, allo stesso tempo, dell’equilibrio tra i poteri; allo sviluppo di un autentico federalismo unitario, responsabile e solidale».

Lo scoraggiamento e la paura sono tra i nemici principali nell’impegno per il bene comune. E, di fronte al fenomeno migratorio, che viene riproposto in maniera così incalzante anche dai fatti del Nordafrica, si ribadisce che «ci sono oggi, in Italia, le condizioni per dar luogo a uno scambio virtuoso tra opportunità e responsabilità con tanti di coloro che arrivano nel nostro Paese in cerca di lavoro e di diritti». Così, «superata la fase dell’emergenza, queste condizioni vanno indagate e allargate al fine di individuare strategie e regole che favoriscano l’inclusione di nuove presenze, a partire da quelle che riconoscono i diritti dei figli di immigrati nati nel nostro Paese».

Un impegno a tutto campo, dunque, che richiede e sottende un’ampia opera formativa da cui «potranno svilupparsi nuovi o rinnovati percorsi di formazione all’impegno politico e sociale».

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