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Un bambino su cinque
vive in zone di guerra

· Lo denuncia il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia ·

  Un bambino su cinque vive in un’area colpita da conflitti e il numero di paesi coinvolti in guerre interne o internazionali è il più alto degli ultimi trent’anni. Lo denuncia in un rapporto l’Unicef, il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, precisando che le conseguenze dei conflitti armati si sono intensificate nel 2018.

Uno sfollamento diffuso, la distruzione di infrastrutture civili e impatti devastanti sul benessere fisico e psicologico dei bambini sono avvenuti soprattutto in paesi in cui i conflitti sono durati per anni (e tuttora in corso), come in Afghanistan, Repubblica Centrafricana, Repubblica Democratica del Congo, Iraq, Libia, Mali, Myanmar, Nigeria, Somalia, Sud Sudan, Siria, Ucraina e Yemen.

«Il supporto psico-sociale per i bambini che vivono in un’area colpita da conflitto è uno dei nostri interventi primari», indica l’Unicef. «Il nostro intervento è quello di ricostruire la vita dei bambini — aggiungono le stesse fonti — garantendo accesso ad acqua pulita, vaccinazioni e scuola». Il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia da anni si occupa di fornire ai bambini punti di riferimento per aiutarli a superare le difficoltà legate alle violenze dei conflitti armati.

In Siria, dove si sta consumando la più feroce e dilaniante guerra degli ultimi anni, dall’inizio del 2019 sono morti circa 150 bambini. I minori sfollati sono 130.000, mentre più di 40.000 non frequentano la scuola a causa dei ripetuti bombardamenti aerei, soprattutto nella provincia di Idlib. Ma non bisogna dimenticare il martoriato Yemen, con i suoi circa 3000 bambini vittime del conflitto in atto da marzo del 2015.

Alle guerre si aggiungono altre gravi situazioni di crisi (che per l’Unicef durano in media nove anni). In particolare, l’agenzia dell’Onu in difesa dei minori sottolinea ben 87 crisi sanitarie nel mondo (come l’epidemia di ebola nella Repubblica Democratica del Congo); 68 crisi sociopolitiche (come nella Nigeria nordorientale); ottanta calamità naturali (come terremoti ed eventi meteorologici estremi, in particolare siccità e inondazioni) e ben 22 crisi nutrizionali, fra cui alti livelli d’emergenza di malnutrizione infantile, soprattutto nel Sud Sudan e nello Yemen.

Queste crisi uccidono decine di migliaia di bambini ogni anno. Minori che muoiono troppo presto a causa di malattie facilmente curabili, colpa anche dei cambiamenti climatici, che non hanno cibo adeguato per vincere la malnutrizione, che non possono studiare e andare a scuola, o costretti a lavorare per l’equivalente di un dollaro al giorno o a sposarsi precocemente. Un quadro che si fa ancora più cupo nei paesi sferzati dai conflitti.

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17 giugno 2019

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