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Un bambino e basta

· Le leggi razziali nell’ultimo romanzo di Lia Levi ·

È il 1938 quando quello che si pensava che “da noi” non sarebbe mai avvenuto, avvenne. A raccontarci le conseguenze quotidiane della promulgazione delle leggi in difesa della razza è Alessandro, geniale bambino ebreo protagonista dell’ultimo romanzo di Lia Levi, Questa sera è già domani (Roma, Edizioni e/o, 2018, pagine 224, euro 16,50).

Disegno di Helga Weiss tratto da «Il diario di Helga» (Einaudi, 2014)

Ispirandosi alla storia di suo marito, Luciano Tas (il cui modulo originale di accettazione da parte della dogana svizzera, datato 15 ottobre 1943, è riprodotto in calce al libro), con quest’ultimo racconto Levi conferma la sua capacità di calarsi nel complesso e articolato sguardo dei bambini: Alessandro riesce a cogliere il complicato rapporto tra i genitori, i segnali della tragedia imminente a cui nessuno vuole prestare attenzione e a riconoscere la realtà dei racconti che in gran segreto gli confida una coetanea, profuga dall’Austria. Racconti proibiti perché i genitori non vogliono che i piccoli si spaventino, e così sia Alessandro che Paula per la prima volta impareranno a trasgredire all’autorità paterna. Il romanzo si snoda nella continua altalena del protagonista tra piccole e grandi difficoltà, tra minime ed enormi gioie, lungo una scala di priorità che non è affatto quella dei grandi, ma che è dovere dei grandi seguire con attenzione. E non solo perché da quella scala di priorità gli adulti possono imparare molto, ma perché da essa dipenderà che tipo di adulti quei bambini diverranno.

Alessandro scoprirà che il rifiuto può avere come esito — oltre alle umiliazioni, le botte, l’esilio e la morte — anche quello di dare alla vittima un’identità che questa non sentiva di avere; scoprirà che, di fatto, esiste in Italia un solo giornale che, grazie all’extraterritorialità vaticana, riesce a fare filtrare qualcosa di ciò che realmente sta avvenendo («Da quella sopraffina arte del dire e non dire [riferito agli Acta Diurna di Guido Gonella] Alessandro restava ammaliato»). Ma soprattutto scoprirà che la salvezza non viene sempre dagli adulti: Levi costruisce benissimo la storia fornendo tutti gli elementi di un puzzle che si conclude con un inatteso colpo di scena.

Capace ormai dal lontano 1994 (anno dell’indimenticabile Una bambina e basta) di scrivere romanzi che raccontano la tragedia che è stata la persecuzione contro gli ebrei, con una completezza che tante ricerche storiche cercano invano di avere, anche questa volta Lia Levi tratteggia, con pochi colpi di pennello, scene difficili da dimenticare. «Voleva solo spiegare come il mondo può cambiare nella paura di un tempo musicale. E proprio nello spicchio fra Beethoven e la svastica c’era lei. Lei, Paula Berg, che quell’11 marzo aveva tredici anni e a mezzanotte, quando già era scoccato il giorno 12, avrebbe potuto festeggiare il suo compleanno. A tredici anni era una giovane cittadina austriaca, a quattordici uno scarafaggio da schiacciare con un colpo del tacco e Beethoven sullo sfondo».

di Giulia Galeotti

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20 ottobre 2019

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